Omaggio a Francesco Nuti: sabato 17 maggio avrebbe compiuto 70 anni
Per l'occasione, riproponiamo l’intervista del 1979 realizzata al regista da Sandro Veronesi
Sabato 17 maggio Francesco Nuti avrebbe compiuto 70 anni. Per ricordarlo, il Comune di Firenze ha organizzato una giornata ricca di iniziative che attraversano i luoghi simbolo della sua vita e della sua carriera, tra emozione e partecipazione collettiva. Si parte alle 11.30 in via Sant’Antonino 23, dove verrà scoperta una targa commemorativa sulla facciata dell’edificio in cui l’attore nacque e visse. Alle 12.30, l’omaggio si sposterà al Ponte dell’Indiano, presso la celebre panchina protagonista di una scena cult del film Caruso Pascoski (di padre polacco). Alle 18, appuntamento in piazza della Signoria per un flash mob musicale aperto a tutta la cittadinanza. Gran finale alle 21 nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, con la seconda edizione del Premio Francesco Nuti, alla presenza della figlia Ginevra Nuti, del fratello Giovanni Nuti e dell’ex compagna Annamaria Malipiero.
Per l'occasione abbiamo deciso di ripubblicare (uscita su Pratoreview n.57) l'intervista realizzata all'artista da Sandro Veronesi nel gennaio del 1979 per la rivista Il Mensile.
Francesco NutiNon chiedete a Francesco Nuti che cosa farà da grande: sarebbe una domanda superflua, anche se nella grande maggioranza dei casi è la domanda più opportuna e inquietante che si possa rivolgere ad un ventiduenne. Lui sorriderebbe e direbbe «sono già grande, e faccio l'attore» facendovi vergognare della vostra domanda, ma poi soggiungerebbe « Non è che perché ho fatto televisione io mi senta grande, sia chiaro; sono grande semplicemente perché ho già fatto una scelta im portante, di quelle che si fanno da soli, e improvvisamente sono cresciuto, e ora parlo di me come un uomo, non come un ragazzo ». Comunque questa domanda non gliel'ho fatta, per fortuna, anche se a dire il vero per un attimo mi è scivolata per la testa. Gliene ho fatte altre, di domande, dopo averlo piazzato davanti a una lampada a mille watt che alla fine non mi ha rotto in testa perché siamo amici e in fondo, poi, ci si dovrà abituare.
Non Stop ha replicato, e stavolta c'era anche Francesco Nuti tra quei comici che intende lanciare. Sei soddisfatto di come sono andate le cose?
Innanzitutto bisogna che ti spieghi tutta la storia della televisione; sai benissimo che io continuavo le repliche del mio spettacolo - Pollo d'allevamento », e il ventitre luglio, mi ricordo sempre la data, i e Giancattivi», un gruppo di Firenze già abbastanza noto in Italia, vennero al reatro dove lavoravo, a Calenzano, per propormi appunto di lavorare con loro per questo. lo, naturalmente, ho colto la palla al balzo e ho accettato. E l'esperienza televisiva da parte mia è stata certamente positiva, anche se, essendo sulla rete uno, ci sono stati alcuni problemi per certi sketches che sono stati bocciati in fase di discussione con i dirigenti Rai. E stata una specie di censura, molto più sottle perché parlava di a buon gusto » ma che ha dato ugualmente un po fastidio. Ma d'altra parte diciamoci la verità, quello che la televisione oggi ti offre, con una trasmissione come «Non-stop» che è seguita da ventidue milioni di spettatori, non te lo può certo offrire uno spettacolo come quello che facevo io, che pure è andato benissimo e mi è molto caro. E stata molto positiva, dunque, come esperienza, e perché il gruppo dei « Giancattivi» mi ha restituito un personaggio più solido, e per tutti i vantaggi che mi potrà offrire in futuro. Posso assicurare che il linguaggio che Francesco Nuti usava per rispondere alle mie domande era molto meno accademico di come possa sembrare a leggerlo, ma d'altra parte è uso che le interviste sui giornali siano scritte in italiano e non in dialetto, e che ad ogni soggetto corrisponda sempre un predicato e un complemento oggetto, anche se nel linguaggio parlato questo non succede.
Cosa hai provato quando hai saputo che Gaber ha intitolato il suo nuovo spettacolo «Polli d'allevamento»?
Grossa soddisfazione anche perché alcune persone che collaboravano con me, nei primi tempi, dissero che « Un pollo d'allevamen-10» non era un buon titolo per uno spet-tacolo. E quindi se Gaber ha ritenuto oppor-runo sceglicie un titolo così simile al mio, e Gaber è uno dei personaggi che io stimo di più, vuol dire che tanto male non andava, quel titolo, e anzi forse era proprio il più adatto, visto che il personaggio dei due spettacoli è praticamente lo stesso, se è vero che io cominciavo in mutande ricreando la mattina di un operaio e anche Gaber più o meno, comincia proponendo la mimica di un uomo che si alza, si lava e si veste prima di andare al lavoro.
Ma non ti ha seccato un tantino, visto che Giorgio Gaber è molto più famoso di te, e quindi adesso ti sarà difficile spiegare che il tuo spettacolo è venuto prima?
Questa è una domanda molto giusta, ma io ti dico che la cosa non mi secca affatto, visto che « Pollo d'allevamento », il mio, ha chiuso i suoi battenti a settembre dopo novantacinque repliche che per me sono un successo molto soddisfacente. E il fatto che Gaber, con la sua cultura e il suo talento, abbia potuto sviluppare il personaggio meglio di quanto abbia fatto io (non ho visto lo spettacolo) non mi fa paura, anzi può rappresentare per me un incentivo, perché significa che quella strada è battuta anche dai grossi personaggi.
Una domanda che si faranno e ti faranno in molti: quanto è grande l'ombra del Benigni?
È un discorso molto lungo, perché da quando il fenomeno Benigni è scoppiato a livello nazio-nale, io ho sofferto molto la sua figura. Tengo a precisare, ora che mi hai dato l'occasione, che stimo moltissimo il Benigni, per me è veramente un grosso personaggio. Certo che la gente, specialmente gli spettatori televisivi, faranno confronti. Ma io tengo ad affermare il mio personaggio anche per dimostrare che se c'è una somiglianza tra me e il Benigni, è solo perché, ambedue pratesi, abbiamo vissuto le stesse esperienze, io a Narnali e lui a Vergaio. Anch'io ho conosciuto le case del popolo, con gli stessi personaggi; quando in « Pollo d'allevamento» io facevo il Chiaramonti « ciao Chiara-monti...» nella scena del bar, che è simile alle scene del bar del Benigni, non è che l'avevo copiata da lui, perché anch'io l'ho vissuta, e nessuno mi può dire che non posso farla anch'io; e l'esperienza telc-visiva con i « Giancattivi » ha giovato molto al mio personaggio, che si è modificato notevulmente rispetto a quello che presentavo in teatro proprio perché ho potuto concentrarmici meglio. Con questo non dico che a volte non mi scocci che mi dicano che assomiglio al Benigni, ma mi scoccia solo se intendono dire che io lo imito, il che non è vero, come sanno le per-sone, e anche te, che mi hanno conosciuto anche prima che il Benigni avesse successo. Che poi ci si somigli fisicamente, si sia entrambi di Prato e si parli il solito dialetto è un altro fatto: se Francesco Nuti, cosi com'è ora, fosse milanese, non ci sarebbe questo problema.