Palazzo Strozzi si trasforma in un mare
Dal 14 aprile al 2 agosto, Superflex ridisegna il cortile in un paesaggio sommerso che invita a ripensare il nostro rapporto con l’ambiente
Dal 14 aprile al 2 agosto 2026, il cortile rinascimentale di Palazzo Strozzi si apre a una dimensione inedita e immersiva con There Are Other Fish In The Sea, la nuova installazione site-specific del collettivo artistico danese Superflex.
Promossa dalla Fondazione Palazzo Strozzi insieme alla Fondazione Hillary Merkus Recordati e curata da Arturo Galansino, l’opera si inserisce nello spazio storico con un dialogo tanto suggestivo quanto spiazzante, trasformando l’architettura rinascimentale in un dispositivo di riflessione sul presente.
Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio. Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi, FirenzeL’installazione invita a guardare oltre la superficie: il cortile si trasfigura simbolicamente in un ambiente acquatico, suggerendo uno scenario in cui il confine tra spazio umano e habitat naturale si fa sempre più sottile. Il titolo stesso — There Are Other Fish In The Sea — diventa metafora di una pluralità di prospettive e un invito a ripensare la nostra posizione all’interno degli equilibri ecologici globali: non più osservatori distanti, ma possibili coabitanti di un mondo sommerso.
Alla base del progetto c’è la ricerca sviluppata da Superflex con All Is Water, esperimento realizzato in Corsica insieme agli scienziati Anja Wegner e Alex Jordan. In quell’occasione, strutture progettate dagli artisti e immerse in acqua hanno attirato intere popolazioni di pesci, trasformandosi in luoghi di aggregazione e riproduzione. La nuova installazione fiorentina nasce da questa consapevolezza: che arte e design possano parlare un linguaggio universale, capace di oltrepassare i confini della specie umana e contribuire a nuovi equilibri ecologici.
Il progetto assume un significato ancora più potente nel sessantesimo anniversario della Alluvione di Firenze del 1966, evento che segnò profondamente la memoria collettiva della città. Il cortile di Palazzo Strozzi diventa così un luogo simbolico da cui ripensare il rapporto tra uomo e ambiente: non più dominio, ma relazione. Un invito a riconoscere la vulnerabilità dei nostri spazi e, al tempo stesso, la possibilità di immaginarli — e reinventarli — in chiave futura.