Palazzo Vecchio Firenze: guida completa tra storia e arte
Cosa vedere nel palazzo simbolo del potere fiorentino: sale monumentali, percorsi segreti e scavi romani
Palazzo dei Priori o Palazzo Ducale? Palazzo della Signoria o più semplicemente Palazzo Vecchio, chiamato così dal momento in cui i Medici lasciarono la vecchia Reggia per trasferirsi nel più confortevole Palazzo Pitti…? Il primo enigma è sul nome, ma non è questo il solo nodo intorno al Palazzo, tanto affascinante quanto ricco di storie e stratificazioni. Anzi forse attraente proprio per questo.
Palazzo Vecchio è il cuore fortificato di Firenze, nato nel 1299 su progetto originale attribuito a Arnolfo di Cambio; si appoggia sulle antiche rovine del teatro romano di Florentia, completato I secolo d.C., oggi visibili lungo un circuito che si snoda nel livello sotterraneo del Palazzo, con ingresso sotto la biglietteria.
Dalle fondamenta romane alla Firenze medievale
Lì, dove il nucleo più antico di Florentia si congiunge senza soluzione di continuità alla Firenze medievale, la macchina del tempo compie un miracoloso countdown e ci si trova per lo spazio di una manciata di minuti - il tempo della passeggiata sotterranea - proiettati nella città delle Corporazioni e dei Comuni. Progettato per ospitare il Governo del Comune e poi della Repubblica di Firenze, composto da membri nominati dalle Arti Fiorentine (Priori), Palazzo Vecchio fu in seguito allargato verso via dei Leoni.
Il Cortile di Michelozzo e l’intervento di Vasari
Il cortile di Palazzo Vecchio, bello da togliere il fiato e restaurato dal Gruppo Kering nel 2021, fu progettato da Michelozzo nel 1453: il famoso architetto sostituì i pilastri con colonne cilindriche e ottagonali e poi edificò il loggiato. Nel 1556 Cosimo I chiese a Giorgio Vasari di rendere ancora più spettacolare questo spazio, in occasione delle nozze di Giovanna d’Austria con Francesco I de’ Medici (QUI potete conoscere meglio la storia di Vasari).
La Fontana di palazzo Vecchio Le lunette che decorano la parte alta del porticato rappresentano le insegne delle chiese di Firenze ma anche i simboli delle potenti corporazioni delle arti e dei mestieri. Nei riquadri sotto invece sono state dipinte le vedute di alcune città dell’impero di Asburgo per rendere omaggio a Giovanna d’Austria. Le città raffigurate sono Praga, Passavia, Stein, Klosterneuburg, Graz, Friburgo in Brisgovia, Linz, Bratislava, Vienna, Innsbruck, Eberndorf, Costanza, Neustadt e Hall. Le volte sono arricchite da decorazioni grottesche. L'esecuzione degli stucchi delle colonne del cortile fu affidata a Pier Paolo Minoccio da Forlì.
Al centro, in sostituzione dell'antico pozzo, venne eretta una fontana su disegno di Vasari: un ampio basamento ottagonale, con gli ultimi due gradini rotondi e una colonnina di porfido che regge una vasca marmorea. Sulla fontana venne collocata nel 1557 la più antica statua bronzea del Putto con delfino di Andrea del Verrocchio (1470 circa), spostata dal 1959 al secondo piano del palazzo e sostituita nel cortile da una copia.
L’epoca medicea e il Salone dei Cinquecento
L’età dell’oro dell’edificio coincide con il momento in cui la famiglia Medici lo sceglie come propria residenza. È il 1540: a Palazzo arrivano il giovane Duca Cosimo I con la moglie Eleonora di Toledo. L’austera fortezza medievale deve ora trasformarsi per raccontare al popolo il potere illuminato e grandioso dei Medici. Viene chiamato a Corte l’architetto Giorgio Vasari, interprete della visione di Cosimo, e iniziano i lavori. I cambiamenti più vistosi coinvolgono il Salone dei Cinquecento: realizzato alla fine del ‘400 su impulso di Girolamo Savonarola, che auspicava un maggior dialogo tra potere e sudditi, le sue enormi dimensioni vengono ampliate in altezza per volere di Cosimo.
Il maggior respiro, i numerosi punti luce, le colonne e le nicchie che celebrano la dinastia Medici, lo trasformano in una fastosa Sala del Trono. Le pareti laterali - dove oggi si ammirano gli affreschi delle vittoriose battaglie contro Pisa e Siena, che celebrano la potenza fiorentina e la dinastia – sono oggetto di una storia appassionante che nei primi anni del ‘500 coinvolse Leonardo e Michelangelo. Ambedue chiamati a decorare il Salone non portarono a termine le loro opere, di cui si cercano periodicamente ancora oggi le tracce, perfino sotto gli attuali dipinti del Vasari.
Studiolo di Francesco I, Percorsi Segreti e Appartamenti Ducali
Dal Salone dei Cinquecento si accede, in passato non era così, allo Studiolo di Francesco I, un piccolo ambiente senza finestre a vista dove Francesco I, il figlio di Cosimo, dove coltivava i suoi interessi per le arti e le scienze sperimentali e custodiva gli esemplari più rari e preziosi della sua collezione di curiosità naturali e opere d’ingegno di piccole dimensioni. Decorato tra il 1570 e il 1575 da un gruppo di artisti guidati da Giorgio Vasari, secondo temi dettati da Vincenzo Borghini, è interamente rivestito di pitture allusive al rapporto tra Arte e Natura e ai materiali delle rarità che si conservavano negli armadi nascosti all’interno delle pareti. Uno di questi pannelli si apre su una porta di accesso a un’altra piccola stanza utilizzata come studiolo o tesoretto dal duca Cosimo: è il primo dei Percorsi Segreti che si incontrano visitando le sale cinquecentesche del Palazzo. Non inclusi nel normale itinerario del museo ma accessibili con visite speciali su prenotazione, questi percorsi erano passaggi riservati alla famiglia Medici e a pochi ospiti privilegiati.
Oggi il tour dei Percorsi Segreti permette, tra l’altro, di giungere fin sotto i tetti del palazzo e affacciarsi sulle capriate che sostengono l’imponente soffitto del Salone dei Cinquecento, capolavoro di carpenteria e ingegneria rinascimentale.
Un principato forte e ambizioso come quello di Cosimo I si apre al mondo per mostrare la sua potenza: i Quartieri di Leone X e degli Elementi sono i due piani speculari del palazzo destinati a ricevere gli ospiti della corte e a raccontare la sua grandezza. Il piano inferiore dedicato agli «dei terrestri» della dinastia medicea, e quello superiore dedicato agli «dei celesti» della mitologia antica si presentano con una sorprendente trama di pitture orchestrata dal Vasari e dagli eruditi della corte e costituiscono un inno, diretto o indiretto, a Cosimo e ai suoi antenati.
Simboli e allegorie si intrecciano con episodi storici realmente accaduti, e ammantano la dinastia di un respiro quasi divino. Accanto ai quartieri di rappresentanza, gli Appartamenti Ducali, sono la parte più privata del Palazzo, destinata alla famiglia. Di grazia sorprendente le decorazioni dell’appartamento di Eleonora di Toledo, con la cappella privata affrescata dal Bronzino. La duchessa era giunta a Firenze lasciandosi alle spalle il sole di Napoli e Cosimo cercò di renderle più gradevole la vita nell’austero edificio facendo aprire tra le sue mura logge e terrazzi spettacolari, con magnifici affacci sulla città.
Sale monumentali e salita alla Torre di Arnolfo
Al secondo piano la Sala dei Gigli, l’antica Cancelleria con i ritratti del celebre Machiavelli che ne rievocano la funzione originaria, la Sala delle Carte Geografiche o Guardaroba in cui venivano conservati gli oggetti di pregio delle collezioni medicee, intorno alla più antica sfera terrestre di grandi dimensioni che si conosca - e narrano altri importanti momenti della storia della città e fanno da preludio alla salita sulla Torre di Arnolfo che con i suoi 95 metri di altezza svettava sulla città sovrastando per legge tutte le altre torri appartenenti alla nobiltà fiorentina.
La splendida vista del Duomo dalla Torre di Arnolfo, alta 95 metri, di Palazzo Vecchio (ph. Ottavia Poli)Lungo i 406 scalini che conducono in cima alla torre si incontrano prima l’antico camminamento di ronda con un panorama mozzafiato e poi l’Alberghetto, la più segreta prigione della città dove trascorse gli ultimi giorni fra’ Girolamo Savonarola. Ultima curiosità: tra il primo ed il secondo piano si trova un mezzanino, di origine medievale ma modificato da Michelozzo poco dopo la metà del Quattrocento, che ospitò, tra gli altri, Maria Salviati, madre di Cosimo I. Oggi in queste sale è esposta una preziosa collezione di dipinti e sculture donata alla città dallo studioso d’arte americano Charles Loeser nel 1928. Grande amico di un altro celebre collezionista, Herbert Percy Horne, Loeser fece di Firenze la sua seconda patria e ne celebrò per tutta la vita la sua anima rinascimentale, come testimoniano queste stanze.
Gli scavi archeologici sotto Palazzo Vecchio
È tornata visibile e si può accedere all’area di scavo sotto Palazzo Vecchio, con i resti dell’antico Teatro Romano Florentia. L’area è visitabile tutti i sabati e tutte le domeniche alle 12 e alle 12:45 con visite guidate (massimo 15 persone, con un biglietto a 4 euro).
Risale al 2010 la conclusione degli scavi archeologici nei sotterranei di Palazzo Vecchio, che ha consentito di riportare alla luce le testimonianze relative al teatro romano di Florentia e alle successive stratificazioni.
Gli scavi archeologici sotto Palazzo VecchioIl teatro di Florentia, per quanto consentono di stabilire i resti archeologici, doveva avere all’epoca della sua massima espansione una capienza cospicua, stimata nell’ordine degli 8.000-10.000 spettatori. Le sue vestigia, infatti, si estendono su una vasta porzione di terreno sotto Palazzo Vecchio e palazzo Gondi, con la cavea rivolta verso piazza della Signoria e la scena lungo via dei Leoni. La grandezza e la capienza del teatro sono una testimonianza dell’incremento demografico d’età imperiale, epoca in cui la città conosce un significativo sviluppo urbano.
Il teatro restò attivo fino al V secolo d.C .; in seguito, con la crisi dell’Impero Romano e le guerre greco-gotiche, cadde progressivamente in disuso e in stato di degrado. Sopra le strutture romane, dall’XI secolo si appoggiarono inoltre gli edifici medievali e nei secoli seguenti quest’area della città fu interessata da ulteriori interventi, diventando denso tessuto urbano