Thomas J Price, protagonista della mostra del Museo Novecento
La nostra intervista all'artista che ha conquistato piazza della Signoria
Fiducia, speranza, rispetto. L’incontro con il giovane scultore Thomas J Price - protagonista della mostra del Museo Novecento, curata da Sergio Risaliti - mette in circolo, potenti, queste tre parole. Mentre le sue opere trovano posto in Palazzo Vecchio e una giovane donna di 4 metri brilla orgogliosa in piazza della Signoria, queste parole danno vita avere e proprie emozioni, si amplificano durante l’intervista. Conversiamo di storie e di connessioni: il suo sguardo disteso e luminoso ne crea molte, anche in una mattinata fiorentina grigia e cupa di inizio primavera. L’arte scardina, anche quando denuncia con la speranza.
Thomas J PricePartiamo dalla fine: cosa significa essere arrivato in piazza della Signoria?
Per me è un momento estremamente interessante perché sono cresciuto con queste sculture negli occhi e nei pensieri. Oltre al mio personale sentire è molto importante il significato storico e culturale che piazza Signoria assume. Come artista ciò che mi interessa è mettere in dubbio i valori di base della nostra società, il modo con cui guardiamo il mondo attraverso le lenti della cultura. Porre questa statua qui, dove ci sono i valori fondanti del Rinascimento, la bellezza del mondo occidentale, per me è un privilegio. Ma quello che mi interessa è il suo significato, vedere che impatto avrà mentre le persone lo guardano, che si pongono delle domande sul mondo che ci circonda. In tutto questo progetto devo dare un grande merito a Sergio Risaliti, il curatore della mostra, che è stato veramente meraviglioso perché ha una perfetta conoscenza di Palazzo Vecchio, del significato storico e culturale dell’edifico, e della città. Sergio ha avuto un ruolo importante anche grazie alla sua energia e il suo entusiasmo: ho avuto molto fiducia in lui perché ama il mio lavoro e capisce bene il contesto.
Quali sono i suoi maestri?
Alberto Giacometti mi ha ispirato moltissimo per il modo in cui considerava lo spazio e la prospettiva, Jean Tinguely per il modo come animava gli spazi e per la sua articolazione di materiali e forme. Ho visitato molti musei negli anni: ho osservato le teste del Bernini, ho visto le sculture classiche e sono sempre stato molto affascinato dall’arte antica, per l’utilizzo di materiali e temi complessi resi però in una maniera così bella e piena di armonia.
©photo Ela Bialkowska OKNO studioChi sono le persone comuni, soggetti dei suoi lavori? Non sono quasi mai su un piedistallo… corretto?
Il punto di partenza è sempre un punto di vista emotivo: l’opera è una scultura emotiva, i soggetti delle mie opere sono personaggi di fantasia. La scultura rappresenta, perciò, un punto di partenza molto personale. Spero sempre di raffigurare persone con le quali ci sentiamo connessi, persone con cui ci relazioniamo. A volte mi stupisce il modo con cui le persone guardano la mia scultura: assumono delle posizioni che rispecchiano quello della statua e la imitano. Questo avviene perché le mie sculture rappresentano ciò che siamo: persone normali, non eroi, conquistatori o parte di leggende mitiche. Queste sculture, in fondo, ci rappresentano e vederci ritratti così, in questa scala spropositata, dovrebbe aiutarci a conoscere il potere che ognuno di noi ha. Più ci apprezziamo, più siamo disposti ad apprezzare gli altri.
In una bella intervista ha detto: “mi interessa riflettere su chi ha il potere e chi è vulnerabile”. In un momento storico come questo, una tale riflessione cosa può smuovere’
Il concetto del potere è sempre stato lo stesso nel corso della storia. Anche se cambiano i contesti il dibattito sul potere rimane comunque. I monumenti continuano ad essere presenti nella nostra vita, e sono funzionali a rafforzare questo sistema con la loro grandiosità, la bellezza, con il loro aspetto aspirazionale che poi diventa parte della nostra vita. Tutti noi rafforziamo questo sistema e se c’è qualcuno che ha il potere è perché noi lo sosteniamo.
©photo Ela Bialkowska OKNO studioQuanto importanza ha l’estetica nei suoi lavori? Con estetica intendo gli abiti, i capelli, le pose… cosa rappresentano?
Le persone riconoscono attraverso dettagli, i particolari sono importanti per comunicare se stessi e capire gli altri. Se attraverso i dettagli ti arrivano dei messaggi significa che sei connesso con quella storia, quella cultura, quella persona; se invece non percepisci i dettagli vuol dire che sei fuori da quella storia. E c’è gente che è stata tenuta fuori da molte storie perché non è stata inclusa. I particolari sono così importanti perché questi personaggi di fantasia vogliono essere viste come persone, reclamano attenzione. Io per primo amo i miei personaggi perché sono speciali
L’estetica ci definisce quindi?
Semplicemente racconta chi siamo.