Tim Burton a Firenze: l’incontro esclusivo tra arte e immaginazione
Il regista e artista americano racconta il suo universo creativo tra oscurità poetica e fantasia
Nella grande esposizione di artisti internazionali alla Florence Biennale di Firenze, cinque sale erano tutte per lui, Tim Burton. 67 anni, regista di film diventati cult mondiali: Bettlejuice, Edward mani di forbice, Nightmare Before Christmas, e recentemente della serie Netflix Mercoledì Burtonè uno che dice: “La fantasia, per me, è più reale della realtà”.
La mostra, curata e ideata dallo stesso Tim Burton insieme a Sarah Brown, dal titolo Light and Darkness è stata un viaggio fra le sue creature mostruose e fragili, anomale, desolate, bellissime. Burton ha anche ricevuto il premio intitolato a Lorenzo il Magnifico. L’abbiamo incontrato all’hotel Savoy: puntuale, coi capelli impazziti, l’aria serena. E una modestia che non ti aspetti da uno dei registi di maggior successo della storia del cinema, con un Leone d’oro alla carriera, un Golden Globe e due candidature all’Oscar.
“Sono colpito, onorato ed emozionato di essere a Firenze con una mostra che mi è stata dedicata. Essere celebrato in questa città, che brilla di arte in ogni angolo, significa molto per me”, dice.
Nightmare Before ChristmasFirenze sarebbe un set possibile per un suo film?
Assolutamente sì. C’è un sacco di bellezza in questa città, ci sarebbero un sacco di ispirazioni che potrei trovare qui. E anche molti luoghi dark. Una città in cui ogni pietra racconta la storia e l’arte. Vent’anni fa, venivo spesso a Firenze. Girare per questa città è una continua meraviglia, perché dove sono nato io, a Burbank, in California, i monumenti più sacri sono i centri commerciali (sorride).
La mostra che lei ha curato per Florence Biennale si intitola Luce e oscurità. Che cosa significano, per lei, questi due termini?
Credo che luce e oscurità siano in ognuno di noi. Ognuno di noi ha un lato oscuro: io sono stato fortunato, perché ho potuto portarlo all’esterno, con i miei disegni. Disegnare è stata la mia salvezza. Luce e oscurità sono come lo Ying e lo Yang: l’uno non può esistere senza l’altro.
The ExhibitionQuanto è importante per lei l’aspetto artigianale, quindi i disegni, le illustrazioni e gli schizzi realizzati a mano?
Tutto nasce da un disegno, per me, che poi si sviluppa in forme artistiche differenti: può essere un film di animazione, o un film con attori in carne e ossa, o in un oggetto. Ma tutto inizia dal disegno. Il disegno è il mio modo per comunicare, per difendermi dai miei fantasmi, per riconnettermi con me stesso. Come i bambini. Solo che ho il privilegio di farlo anche da adulto.
Da Edward mani di forbice a La fabbrica di cioccolato, da La sposa cadavere a Big Eyes. Come definirebbe il suo cinema?
Un club ideale per eterni ragazzi che amano i falliti, la libertà, i marziani e le donne che ti seguono con una valigia in mano.
La sposa cadavereUno dei suoi film che più colpiscono è Edward mani di forbice…
Racconta di come mi sentivo da ragazzino. Diverso dagli altri, un solitario, uno ‘strano’. La diversità non era molto di moda allora… Edward da personaggio emarginato è, poi, diventato il simbolo di quando si cresce e ci si sente isolati da tutto e da tutti. Se penso a lui, mi vengono le lacrime ancora adesso.
Qual è il suo rapporto con Hollywood?
È sempre stato strano. Da vent’anni vivo in Inghilterra, ho girato i miei ultimi film in Europa. Il mio legame più forte è con il cinema italiano. Da ragazzino divoravo nei cineclub di Burbank i film di Fellini, Bava, Dario Argento. Penso spesso a Fellini, che aveva sempre con sé un bloc notes per annotare i suoi sogni, le sue fantasie. Anche io faccio come lui: disegno dappertutto. Questa è la mia gioia, a portata di mano.