Lo chef Antonio Iacoviello e la sua cucina al Castello di Spaltenna
Un viaggio tra sapori toscani e creatività contemporanea nella cornice del Chianti
Che cosa l’ha maggiormente colpita quando è arrivato al Castello di Spaltenna?
La bellezza e la storia del Castello colpiscono subito. È un luogo affascinante, autentico, dove ogni dettaglio è stato preservato con cura. Mille anni di storia si sentono, ed è emozionante poterne fare parte.
Come ha costruito l’identità gastronomica de Il Pievano?
Sono curioso per natura. Appena arrivato, ho voluto conoscere i produttori locali, capire come trattano le materie prime. I miei menu raccontano l’Italia, le mie esperienze e qualche tocco dal mondo, come le tecniche giapponesi. Ogni piatto è un capitolo della mia storia.
Come riesce a far convivere le radici campane, il Giappone e la Toscana?
Le radici campane sono il cuore, la Toscana è negli ingredienti e il Giappone nelle tecniche. Non li vedo come mondi separati, ma come elementi che si intrecciano in modo naturale. Ciascuno ha un ruolo preciso nel mio modo di cucinare.
Qual è il filo conduttore tra i tre nuovi menu?
Una nota amara, mai invadente, c’è sempre. E poi c’è la sorpresa: un gusto o una consistenza che non ti aspetti. I tre menu parlano la stessa lingua, con sfumature diverse, pensati per stupire e coinvolgere il palato.
In che modo il Chianti entra nei suoi piatti?
Attraverso ingredienti locali e il legame diretto con chi li coltiva o li lavora. Sto riscoprendo la selvaggina, che qui ha una grande tradizione. Raccontare il territorio nel piatto è un gesto d’amore.
Cosa significa per lei ‘tornare a casa’ in cucina?
È ritrovare i sapori dell’infanzia, le emozioni legate ai ricordi. Ogni volta che succede, è come tornare a casa. È un viaggio intimo, fatto di memoria e cuore.