Fabrizio Gifuni

Fabrizio Gifuni
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08Gennaio2015

Incontro esclusivo con uno degli attori italiani più completi e affascinanti del momento

Fabrizio Gifuni ha dato sguardo e voce a Franco Basaglia in un bellissimo film per la televisione, C’era una volta la città dei matti, è stato Aldo Moro per Marco Tullio Giordana in Romanzo di una strage. Ha vestito i panni, mai così tanto affascinanti, di Giovanni, finanziere ricco e spietato nel film Il capitale umano di Paolo Virzì. Ha portato e sta portando in teatro il dittico vertiginoso su Pasolini e Gadda, frutto di dieci anni di lavoro con Giuseppe Bertolucci, progetto che ce lo restituisce al Teatro della Pergola, per il secondo anno consecutivo, dal 24 al 29 marzo 2015.

Non prima però del debutto, a fine gennaio, al Piccolo di Milano nel nuovo spettacolo di Luca Ronconi sulla saga dei fratelli Lehman. Fra teatro e cinema, una fitta serie di letture nelle quali la staticità trasforma la sua portentosa energia fisica esplosiva come una deflagrazione incontenibile, in un monumento rovente della parola e della lingua. Anche per questo meritatissimo, tra i molti e prestigiosi ricevuti finora, il Premio Napoli 2014 per la lingua e la cultura italiana.


Cosa ama del teatro e del cinema?
Del teatro amo l’esperienza viva, condivisa e contingente dei corpi, un campo magnetico che rende unica ogni serata. Un accadimento ancora più assoluto e avvincente in un’epoca in cui la virtualità sembra aver smaterializzato i corpi. Del cinema mi piace la possibilità di entrare nelle vite degli altri, per scomparire dietro a un personaggio.

L’Ingegner Gadda va alla guerra, lo spettacolo in programma alla Pergola, completa il suo lavoro su Pasolini avviato anni fa con Bertolucci. Qual è il filo rosso che li lega?
Questo progetto è stato il cuore del mio lavoro degli ultimi dieci anni Due spettacoli diversi per un unico grande racconto. Il primo Na’ specie di cadavere lunghissimo ha debuttato nel 2004, poi nel 2010 è andato in scena L’ingegner Gadda va alla guerra e da allora girano indifferentemente insieme, separatamente o, appunto come nel caso della Pergola, a una stagione di distanza, ad ogni modo cerco sempre di completare nello stesso luogo quello che è a tutti gli effetti un progetto unitario. Due spettacoli per verificare, attraverso le parole di due giganti del Novecento italiano, la possibilità di creare una grande mappa cromosomica dell’Italia e degli italiani, per orientarci meglio a decifrare il presente.

Lo spettacolo di Luca Ronconi sulla saga dei fratelli Lehman racconta una vicenda con una curiosa contingenza, non è vero?
Beh, sì, perchè il crollo del colosso finanziario della Lehman Brothers fa anche da sfondo a tutte le vicende umane che abbiamo raccontato nel Capitale umano, in particolare quelle legate al mio personaggio. E ora per una curiosa circostanza, una bizzarra cabala che a volte segue delle traiettorie segrete, sarò in scena con questo bellissimo testo di Stefano Massini Lehman Trilogy che racconta tutta la storia del crollo del 2008  a partire dal principio, cioè tutta la storia dei Lehman Brothers dalla metà dell’Ottocento. Quando i tre fratelli arrivano dalla Baviera in Alabama, iniziano a vendere stoffe e abiti, poi iniziano il commercio del cotone, poi quello del caffè, poi le ferrovie fino a fondare la banca, fino appunto all’epilogo. Una grande parabola del capitalismo occidentale raccontata con un bel ritmo e anche con grande ironia da un grandissimo maestro del teatro italiano..

Cosa l’ha colpita di Paolo Virzì?
Il fatto di lottare fino in fondo per restituire a ogni personaggio la sua complessità. Con Paolo c’è  sempre la necessità di raccontare i personaggi così come le persone sono nella vita, mai tutte buone o tutte cattive, tutte belle o tutte brutte. Lavorando con lui il tuo personaggio non sarà mai di un colore solo. E poi mi ha colpito la sua voglia di divertirsi, continuando a inventare senza sosta come fanno i bambini.

Quale significato ha questo film nella sua carriera?
A prescindere dalla mia carriera, dal riscontro di pubblico in Italia e all’estero, dai premi ricevuti, da quelli che verranno o non verranno sento che è stato un film davvero molto importante e un privilegio averlo potuto fare. 

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