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Tartufo bianco

text Marzia Morganti
Sommelier Toscana

5 Febbraio 2020

10 prodotti tipici toscani da avere in dispensa

Viaggio nel panorama sconfinato e veriegato dei prodotti toscani a marchio IGP e DOP

Ci sono molti modi di far conoscere una terra. I musei, le opere d’arte, i paesaggi, i monumenti. La Toscana per trasmettere al mondo l’immagine della sua cultura ha uno scrigno di delizie: i prodotti tradizionali. Ognuno è un piccolo libro di storia materiale, un’eredità della civiltà contadina e artigiana. Sono beni culturali, carta di identità socioeconomica della comunità che la produce.

Olio DOP Chianti Classico

I prodotti DOP e IGP sono espressione della nostra gente, della cultura contadina, dell’attenzione per i particolari che si esprime nell’accurato processo produttivo, oggi codificato in disciplinari di produzione che assicurano la certezza della provenienza delle materie prime e del rispetto della tradizione nella lavorazione. Ma i prodotti tradizionali raccontano ancora di più, a volerli ascoltare raccontano anche l’architettura e il paesaggio della Toscana che l’uomo ha contribuito a disegnare in armonia con la natura, in essi c’è la capacità di utilizzare al meglio ogni risorsa dalla pioggia al sole, dalle nebbie ai venti per arricchirne il sapore e conservarli al meglio.

Lardo di Colonnata

La creazione del prodotto tipico è il frutto di una sapienza contadina arrivata a noi attraverso secoli di tradizione orale complessa e ricca, oggi salvaguardata dalle denominazioni di origine. I prodotti tipici sono autentici ambasciatori della Toscana, ci dicono che la terra è sempre la stessa, che non ha perso i legami con il passato con le caratteristiche di bontà e genuinità dei suoi sapori che si incontrano ovunque lungo la costa, sulle colline, nei borghi.

Funghi Porcini di Borgotaro

Una Toscana dalle mille anime, ognuna diversa e ricca di sapori sobri ed essenziali, dalla Lunigiana con il fungo di Borgataro IGP al miele Dop, alle Apuane con i cavatori che hanno sublimato il Lardo IGP nelle loro ‘culle di marmo’, montagne rocciose che si ammorbidiscono nell’Appennino dove incontriamo la Garfagnana con il Farro IGP e la Farina di neccio DOP, alla ‘Svizzera Pesciatina’ con il raro Fagiolo di Sorana IGP, il Mugello e il Pratomagno con i Marroni IGP, in mezzo le colline che regalano vigneti famosi in tutto il mondo e l’olio, unico condimento accettato dalla cucina toscana che vanta l’IGP per la produzione di tutta la Toscana con le sottozone del Chianti Classico, Terre di Siena,  Colline di Firenze e Lucca, tutti DOP. Ed anche pascoli dove greggi brucano erbe profumate per delicati Pecorini DOP e fattorie dove il maiale ha un posto d’onore regalando saporiti salumi, il prosciutto DOP e il Suino Cinto Senese DOP che si sposano al pane toscano DOP.

FarroFagioli di Sorana

Le pagine dei sapori toscani sono molte,  ben 14 le DOP e 12  le IGP, hanno interessato una superficie agricola pari quasi a 66 mila ettari ed hanno impegnato 13.631 imprese. A questa squadra di eccellenze certificate sono da aggiungere 463 Prodotti Agroalimentari Toscani, detti PAT su un totale nazionale di 4698. Il percorso per ottenere il riconoscimento dato dalla Comunità Europea ad un prodotto agricolo DOP (Denominazione d’Origine Protetta) e IGP (indicazione Geografica Protetta) è complesso, ma è una garanzia per il consumatore e un vero patrimonio gastronomico per la Toscana. La DOP ha un collegamento oggettivo e stretto tra qualità del prodotto e origine geografica, le fasi di trasformazione e elaborazione sono tutte nell’area geografica delimitata ed è riferita ad ambiente geografico comprensivo di fattori naturali ed umani come il clima, il suolo, la tradizione e conoscenza delle tecniche locali, l’IGP è legata alla reputazione del prodotto e fa riferimento all’origine geografica. Gustando questi prodotti si scopre l’anima più intima della Toscana, della sua gente, della sua storia e della sua civiltà.  

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