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alluvione firenze 4 novembre

Mila Montagni

4 Novembre 2020

4 novembre a Firenze: che cosa devi sapere sull'Alluvione di Firenze

Il nostro personale ricordo di un tragico accaduto che ha fatto la storia e l'anima di una città

4 novembre 1966. Una data che ogni fiorentino non dimenticherà mai. Un gigantesco straripamento del fiume Arno che provocò la morte di 35 persone.

L’argento dell’Arno che diventa un fiume di nafta maleodorante, appiccicoso, invadente e scuro.

un pubblico di uno spettacolo terribile ph. credit archivio foto locchi

Il Ponte Vecchio improvvisamente sospeso sopra un lago grigiastro senza fine - spariti i suoi archi gettati sul fiume. E il movimento serpentino, insinuante, dell’acqua che non si ferma supera le spallette dei Lungarni e inonda le strade - ancora vuote prima dell’alba, perché il 4 novembre è una giornata di festa e non c’è bisogno di cominciare a correre per andare al lavoro.

E l’acqua scura prosegue il suo percorso e invade cantine, piano terra, primi piani di negozi e palazzi; entra trionfante nei corridoi dell’Archivio di Stato e nelle sale della Biblioteca Nazionale, s’impossessa brutale di Santa Croce e prosegue decisa fino al Battistero e a Santa Maria del Fiore dove arriva quando sono quasi le 10 del mattino; non si è salvata Piazza della Signoria.

I capolavori che fanno di Firenze la culla del Rinascimento, sopravvissuta alla Guerra e pronta a tenersi strette le conquiste del boom economico, rischiano di dissolversi: è l’alba del 4 novembre 1966, è dal giorno prima che la pioggia gelida s’abbatte greve sui tetti rossi, e per la città comincia un incubo che vedrà l’acqua toccare in alcuni punti quasi cinque metri d’altezza.

Intanto le campagne e le città intorno, il Valdarno prima e poi le terre fino a Pisa, finiscono ugualmente travolte e non solo la Toscana è vittima di un tempo violento e inclemente.

l'incessante straripamento del fiume, su un lungarno irriconoscibile

E proprio come la meraviglia del Crocifisso di Cimabue, custodito in Santa Croce, libri preziosi e incomparabili manoscritti, capolavori della pittura e gioielli d’arte antica, da sempre simboli di Firenze, appaiono ormai perduti.

A fare la differenza furono ancora una volta gli uomini, i primi arrivarono dalla vicina Prato e dalla Versilia (con pattini e canotti), e poi - chiamati dall’amore per la cultura che da secoli la città custodiva - giunsero qui da tutto il mondo gli angeli del fango, giovani e giovanissimi, uomini e donne con i maglioni pesanti, gli stivali impermeabili fino al ginocchio e l’espressione ardente e decisa di chi sa che sta facendo la cosa giusta: salvare un frammento di bellezza da conservare per il futuro e per chi verrà.

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