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Firenze girdini Bardini

text Cecilie Hollberg

26 Settembre 2021

Cecilie Hollberg ci porta alla scoperta della sua Firenze segreta

L'itinerario inedito della direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze

“Vivo a Firenze da sei anni e in tutto questo tempo, girando spesso per la città (una cosa che amo fare la mattina molto presto) ho conosciuto angoli e luoghi che, anche se non così famosi come il David di Michelangelo custodito nel museo che dirigo, possono essere un’esperienza incredibile e imperdibile.

Cecilie Hollberg direttore della Galleria dell'Accademia a Firenze dal 2015

La mia Firenze segreta inizia, dall’alto. Dal ‘guardiano spirituale’ della città, la Basilica di San Miniato.  Dal centro, ci si può arrivare con due percorsi molto belli che risalgono la collina dell’Oltrarno. Li percorreremo entrambi, uno all’andata e l’altro al ritorno. Partiamo, dalla porta di San Niccolò e iniziamo la nostra ascesa. Direzione: il bel Giardino delle rose. Lo attraversiamo, salendo fino al piazzale Michelangelo.

San Miniato al Monte ph. Pierpaolo Pagano

Qui vi consiglio per riprendere fiato di affacciarvi dalla balaustra semicircolare per godervi il bellissimo panorama di Firenze (ne vedrete ancora di belli se continuate a seguirmi).  Da qui, altri dieci minuti di salita ripida e una suggestiva gradinata vi portano davanti all’incredibile facciata in marmo bicolore. La vostra fatica è ripagata. Siete in un posto fantastico e potrei occupare le pagine di tutto il servizio per raccontare le meraviglie di questo luogo speciale che oggi è guidato da un abate altrettanto speciale, Padre Bernardo. Lui e questa chiesa sono due pezzi forti di Firenze. Ma entrate e soffermatevi sul pavimento. Un capolavoro di marmi intarsiati in un fitto ricamo in bianco e nero: ci sono raffigurati lo zodiaco, grifi e animali. Quando si esce, ai piedi c’è Firenze e siete circondati da bellezza e silenzio, tra olivi e cipressi. Un regalo divino.

Porta del Cielo di San Minato Al Monte ph Pierpaolo Pagano

Alla vostra destra c’è il cimitero delle Porte Sante con i monumenti funebri delle grandi famiglie fiorentine. Un misto di epoche, stili, materiali e forme. Percorrendo il sentiero centrale, in fondo, ci si imbatte in una statua in marmo candido che raffigura due giovanissimi ragazzi che danzano, forse novelli sposi. L’abito della ragazza sembra svolazzare in un eterno movimento di felicità giovanile.  Non avevano nemmeno 25 anni quando sono morti a un anno di distanza, questo ne fa un monumento davvero toccante, bello e triste allo stesso tempo.   

Cimitero delle Porte Sante, dettaglio del monumento funebre della coppia danzante

Da qui, rientriamo nel centro storico scendendo, questa volta, a sinistra di San Miniato, lungo la pittoresca via San Leonardo, non prima di avere fatto qualche centinaio di metri lungo il viale Galilei. Fiancheggiate il Forte Belvedere finché, poco dopo, si apre alla vostra destra l’ingresso al Giardino Bardini all’inizio di Costa San Giorgio. Fate il biglietto ed entrate. Rimarrete sorpresi dalla cura maniacale, oltre che dalla sua bellezza: è uno dei giardini monumentali di Firenze tenuti meglio, pieno di angoli intimi e privati. Tra questi, il mio preferito è la terrazza davanti al caffèGuardate nell’angolo a destra e avrete un’altra vista mozzafiato su Firenze. Scendete lungo il sentire coperto dalla pergola di glicine fino all’uscita in via dei Bardi. 

Villa Bardini ph. Pasquale Paradiso

A sinistra, recuperate Costa San Giorgio e in pochi passi vi troverete alla chiesa di Santa Felicita, ahimè troppo poco nota. Entrando, a destra, avrete infatti una sorpresa inattesa: una delle più belle pale della città, il Trasporto di Cristo del Pontormo, recentemente restaurata dai Friends of Florence. I colori degli abiti sembrano illuminati da una livida luce al neon, gli occhi dei personaggi ti fissano come allucinati e per un attimo ti chiedi se sei davanti a un’opera Pop Art piuttosto che a un capolavoro del Manierismo.

Deposizione di Pontormo dalla Croce, Chiesa di Santa Felicita

Riprendetevi dallo stupore e preparatevi per un’altra emozione, perché la Cappella Brancacci non è distante. Piazza del Carmine, infatti, è ancora nell’Oltrarno. La Chiesa, da cui la piazza prende il nome, con la sua facciata grezza e poco accogliente non è per nulla invitante, ma seguite il mio consiglio e entrate. Per la Cappella si passa dal Chiostro e da dietro si fa il biglietto. Potrei parlare per ore degli affreschi incredibili che la ricoprono. Mi limito a qualche nota: nonostante gli affreschi siano stati eseguiti da tre mani diverse (Masolino, Masaccio e Filippino Lippi), in momenti diversi nell’arco di un secolo, il Quattrocento, si percepisce una grande armonia che indica la grandezza di ciascuno dei tre artisti; tutte le figure indossano vesti monocromatiche, ma una sola figura ha un abito ornato: è probabilmente Felice Brancacci, mercante di stoffe e committente dell’opera. Lo riconoscete anche dal turbante arancione. Proprio davanti a piazza del Carmine, attraversando l’Arno, c’è piazza Ognissanati, nella cui Chiesa, stupenda anche se un po’ fuorimano, c’è un bellissimo Crocifisso, tra i più celebri dipinti di Giotto.

Crocifisso di Giotto nella chiesa di San Salvatore a Ognissanti

Siete ormai di qua d’Arno, dunque riprendete Lungarno Vespucci, e da piazza Goldoni girate a sinistra su via de’ Fossi, in pochi metri arrivate davanti alla splendida Basilica di Santa Maria Novella con la facciata di Leon Battista Alberti. La chiesa è di per sé eccezionale, sia fuori che dentro,  ma vi consiglio di passare anche nel chiostro e da lì alla Cappella degli Spagnoli. Fenomenale. Prevalgono i toni scuri, il nero, ma se osservate bene gli affreschi che la ricoprono per intero è vivacissima e si legge come un fumetto. La cosa più rara si trova sul lato destro: un gruppo di ragazze che ballano con gli abiti che svolazzano… sembra la pagina di una rivista di moda dell’epoca.

la Cappella spagnola vicino alla Basilica di Santa Maria Novella

Da piazza Santa Maria Novella, cercate nella vicina via della Spada, la Chiesa di San Pancrazio. Oggi la chiesa è sconsacrata ed è sede del Museo Marino Marini, ma nella cappella di fianco (l’unica parte ancora consacrata) conserva il Tempietto del Santo Sepolcro, un gioiello assolutamente da vedere perché è una delle tre opere lasciate a Firenze da Leon Battista Alberti. Da qui dirigetevi verso il Duomo, godetevi la vista del Battistero, fiancheggiate il lato sinistro del Duomo e sempre a sinistra prendete via dei Servi che finisce in piazza Santissima Annunziata.

Piazza Santissima Annunziata ph Lorenzo Cotrozzi

Questa è la più bella piazza di Firenze secondo me, non solo per le robbiane che decorano la facciata dell’Ospedale degli Innocenti ma anche perché è l’unica piazza della città a non essere stata snaturata da  bar e negozi. Tra l’Ospedale e la Chiesa, c’è il Museo Archeologico, un concentrato di bellezza. Qui ci sono due opere che mi hanno letteralmente conquistata: la Chimera, un mix di drago - leone, un’opera in bronzo così perfetta  che si stenta a credere che sia etrusca del V secolo a.C! Lì vicino, c’è la testa del Cavallo Medici Riccardi, anche questa in bronzo, greca del IV secolo prima di Cristo. Straordinaria.

il cavallo Medici Ricciardi al Museo Archeologico, bronzo greco del IV secolo a.C.

Adesso provate a fare come me, quando chiedo aiuto a Celestina, la mia vespa celeste. Per me, che da buona tedesca ho sempre usato la bicicletta è stata una novità, ma adoro questo mezzo così tipicamente italiano. Saltate in sella e lanciatevi verso il Museo Stibbert, e scoprirete l’incredibile. Nell’Ottocento Federico Stibbert, dopo essere entrato in possesso di una cospicua eredità, collezionò di tutto porcellane, tessuti, abiti, mobili, armi e armature. La sua residenza, che si trova a nord-ovest della città, è diventata un museo. La cosa più impressionate è la Sala della Cavalcata: una dozzina di cavalieri a cavallo con armature e bardature del Cinquecento provenienti dal Nord della Germania e dalla Spagna in atto di sfilare. 

La chiesa di San Martino a Mensola vista dalle colline di Settignano (ph. Lorenzo Cotrozzi)

Da via Federico Stibbert, la penultima mèta da raggiungere su due ruote è la Chiesa di San Martino a Mensola, al confine tra Firenze e Fiesole. E’ una chiesa parrocchiale affidata alle mani di un altro prete eccezionale, padre Paolo, ed è piena di opere d’arte, pale d’altare e un organo famoso che viene ancora suonato come si deve.  Infondo alla chiesa, a sinistra, aprite bene gli occhi: c’è il Crocifisso che, proprio di recente, è stato attribuito a Benedetto da Maiano. Il viaggio è ben speso. E visto che siete qui, vi consiglio di fare un salto anche a Settignano, inerpicandovi su belle strade curve immerse tra gli ulivi. Poi ritornate in città, puntate su Viale Machiavelli e raggiungete il Liceo Artistico di Porta Romana, anche se tutti lo chiamano ancora l’Istituto d’Arte di Porta Romana. E’ una scuola, quindi per l’accesso è necessario premurarsi di chiamare e chiedere il permesso di visitarlo. Ma se ci riuscite, andate dritti alla Gipsoteca dove troverete i calchi in gesso dei principali capolavori fiorentini. E sapete una cosa? Qui, c’è il quarto David di Firenze, una copia in gesso a grandezza naturale del capolavoro di Michelangelo che ormai posso dire di conoscere come un mio parente. Per dovere di cronaca vi puntualizzo che l’originale è quello che ho io all’Accademia, il secondo è la copia in bronzo al centro del piazzale Michelangelo, il terzo è la copia in marmo in piazza della Signoria, e il quarto, eccolo qui, davanti ai vostri occhi. Ora, guardate l’orologio e se siete in tempo, riprendete il vostro mezzo e in cinque minuti di curve ritornate a San Miniato per la messa domenicale delle 17.30 in latino, cantata in gregoriano. Sedetevi e godetevi la conclusione di questo giro a Firenze in beata contemplazione”.




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