La Gioconda e Firenze: i luoghi, i segreti e la copia nascosta in città
Chi era davvero Monna Lisa e dove ammirare la “sorella” nascosta in città
Lei sorride. Quasi ieratica e per certo misteriosa. Il suo è uno dei volti più visti del mondo, ma il suo nome rimane un enigma sottile, che tanti continuano a cercare di svelare e molti a considerare comunque irrisolvibile.
Il soggetto
La tradizione sostiene che l'opera rappresenti Lisa Gherardini, Monna Lisa, dove Lisa è un diminutivo di Madonna, derivante dalla parola latina mea domina, sinonimo di “signora”, “moglie” — di Francesco del Giocondo, da cui il nome la Gioconda. Leonardo, in quel periodo del suo soggiorno fiorentino, abitava nelle case accanto a Palazzo Gondi, che appartenevano alla famiglia Gherardini.
Lo stesso Vasari scrisse "Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Monna Lisa sua moglie, e quattro anni penatovi lo lasciò imperfetto, la quale opera oggi è appresso il Re Francesco di Francia in Fontainbleu"
Alcuni dubbi sono sorti a partire dalla descrizione di Vasari, che parla delle sopracciglia magnificamente dipinte (ma la Gioconda non ne ha) e delle fossette sulle guance (anch’esse assenti). Ciò è comunque spiegabile con la particolare storia del dipinto, che seguì Leonardo fino alla sua morte in Francia e che venne ritoccato per anni dall’artista stesso. Le analisi sul dipinto hanno mostrato che esistono tre versioni della Monna Lisa, nascoste sotto quella attuale.
Il paesaggio
Se il nome di lei rimane avvolto in nebbie lievi, come quelle che rendono malinconico il paesaggio e la fanno apparire ancora più bella e irraggiungibile (a meno che, come molti studiosi dichiarano, quell’atmosfera non sia in realtà frutto dei secoli di vita del quadro affrontati senza adeguate protezioni), quello dell’uomo che la ritrasse è invece uno dei più noti del luminoso Rinascimento italiano ed europeo: Leonardo da Vinci, l’artista e genio universale che la tradizione vuole morto tra le braccia del re di Francia, Francesco I, ad Amboise nel 1519.
Leonardo, nato il 15 aprile del 1452 (non 1542) e registrato come illegittimo dal nonno paterno Antonio in una frazione di quel borgo presso Empoli da cui prese il nome, portò sempre con sé — quasi come memoria della sua terra d’origine — il ritratto di Monna Lisa.
La natura nella quale s’adagia la donna, abbigliata di nero e dal sorriso più celebre del pianeta, è quella dei dintorni di Firenze, nei pressi dell’antico Ponte a Buriano, d’età romanica, che ancora oggi può essere ammirato lungo l’Arno, nella provincia di Arezzo.
Ponte a Buriano - Leonardo da Vinci - FirenzeIl Furto
Fu Leonardo stesso a portare la Gioconda in Francia nel 1516, dove sarebbe stata poi acquistata, assieme ad altre opere, da Francesco I.
Nella notte tra domenica 20 e lunedì 21 agosto 1911, la Gioconda venne rubata. Fu sospettato il poeta francese Guillaume Apollinaire, arrestato dopo aver dichiarato di voler distruggere i capolavori dei musei per far posto all’arte nuova; fu condotto in prigione il 7 settembre 1911.
Gioconda - Gallerie degli Uffizi , 1913In realtà, a compiere il furto fu Vincenzo Peruggia, ex impiegato del Louvre, originario di un paesino nei pressi di Luino, convinto che il dipinto appartenesse all’Italia. Si nascose nottetempo in uno sgabuzzino, e al mattino staccò il dipinto uscendo poi dal museo con il ritratto nascosto sotto il cappotto. Mise l’opera in una valigia e la tenne sotto il letto di una pensione parigina per ventotto mesi. Successivamente la portò nel suo paese d’origine con l’intenzione di “regalarla all’Italia”.
Nel 1913 si recò a Firenze per rivendere l’opera. Contattò l’antiquario fiorentino Alfredo Geri con una lettera firmata Leonardo, in cui scriveva: "Il quadro è nelle mie mani, appartiene all'Italia perché Leonardo è italiano". Chiedeva un riscatto di 500.000 lire “per le spese”.
Incuriosito, l’11 dicembre 1913 Geri fissò un appuntamento nella stanza 20 dell’Hotel Tripoli, in via de’ Cerretani, insieme al direttore degli Uffizi Giovanni Poggi. I due si accorsero subito che l’opera era autentica.
Nel frattempo Peruggia si allontanò per una passeggiata, ma venne rintracciato, arrestato e poi condannato a una pena lieve perché ritenuto “mentalmente minorato”. La sua difesa si basò sul patriottismo e suscitò simpatia: dichiarò di aver trascorso due anni “romantici” con la Gioconda appesa sopra il tavolo della cucina.
Approfittando dei buoni rapporti tra Italia e Francia, il dipinto recuperato venne esposto in tutta Italia: agli Uffizi, poi all’Ambasciata di Francia a Palazzo Farnese a Roma, alla Galleria Borghese e infine alla Pinacoteca di Brera, prima del definitivo rientro al Louvre.
La sorella minore fiorentina
Una delle oltre sessanta copie sparse per il mondo della Monna Lisa si trova a Firenze, nella Sala della Malachite del Museo Stibbert.
Gioconda - Museo StibbertLegata a questa copia c’è una straordinaria scoperta recente: in occasione delle celebrazioni per i cinquecento anni dalla morte di Leonardo, la vicedirettrice Simona Di Marco ha studiato questa tela, considerata a lungo una copia ottocentesca di nessun valore e per un secolo relegata nei depositi.
Le prime indagini hanno invece rivelato che si tratta di una copia antica, non coeva, dipinta tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento. Sono stati infatti individuati pigmenti — come il blu smaltino — non posteriori al Seicento.
Il dipinto è oggi in condizioni precarie: la tela originaria risulta rifilata e poi riallargata su una di dimensioni maggiori, dove sono evidenti le ridipinture ottocentesche. La speranza è che presto si possa procedere con il restauro, che permetterà di consolidare le parti fragili e restituire lucentezza all’opera.
Pochissimi la conoscono, ma è l’unica Gioconda visibile a Firenze. Frederick Stibbert la acquistò all’asta della collezione Mozzi Del Garbo nel 1879 e la collocò proprio dove si trova ancora oggi.