Advertising

Connect with Firenze Made in Tuscany

Sign up our newsletter

Get more inspiration, tips and exclusive itineraries in Florence

+
Lucio Corsi

text Martina Olivieri

28 Aprile 2025

Lucio Corsi si racconta: dalla Maremma all’Eurovision

Un viaggio tra musica, poesia e ribellione gentile con l'artista toscano

È un mondo fatto di colori, poesia, radici e sogni, quello di Lucio Corsi. Il trentaduenne cantautore originario di Castiglione della Pescaia - affiancato nel management da un altro ‘geniaccio’ toscano Matteo Zanobini - ha illuminato il palco dell’ultima edizione del Festival di Sanremo con la sua arte e il suo immaginario fiabesco, raccontato con note che hanno conquistato tutti. La sua canzone Volevo essere un duro si è classificata al secondo posto, aggiudicandosi anche il Premio della Critica Mia Martini. Ma il gioco è appena iniziato: è da poco uscito il suo quarto album in studio, dal medesimo titolo, e presto lo vedremo sul palco dell’Eurovision Song Contest. Un periodo d’oro per Lucio, che ama rifugiarsi nella sua terra d’origine, a Macchiascandona, un piccolo borgo della Maremma dove la famiglia ha un caratteristico ristorante, per cercare ispirazione, crescere ed evolversi.

Lucio Corsi (ph. Simone Biavati)

Il tuo nuovo disco sembra un viaggio nella memoria. Quanto c’è di te e quanto degli altri in queste storie?

È un disco che racchiude la mia adolescenza e la mia infanzia, ma anche quella di altre persone che ho incrociato e immaginato nel corso del mio cammino. Mi affascina l’idea di reinventarsi il passato in musica, perché non solo guardando avanti ci si può sorprendere. Ho mischiato i miei ricordi con quelli degli altri per scoprire nuove sfumature anche nel passato.

Cosa ha di diverso quest’album rispetto agli altri?

Ho sempre cercato di parlare delle persone attraverso immagini come il buio, la notte, le onde, il sogno, gli animali. Stavolta ho voluto cambiare prospettiva: non più un drone che sorvola la scena, ma una telecamera fissa su un marciapiede. Ho cercato di essere più diretto, come hanno fatto i grandi cantautori che amo, senza però rinunciare alla fantasia.

La copertina del disco rappresenta un quadro realizzato da tua mamma, Nicoletta Rabiti. Come è nata questa idea?

Mia madre dipinge per hobby da una vita e mi piace che ci sia lei dietro alle copertine dei miei dischi. Tutto è partito nel 2020 con la ballerina dai capelli rossi sulla copertina di Cosa faremo da grandi?, un quadro che avevo in casa fin da bambino. Mi piace l’idea che, dopo essere stato sotto i miei occhi da una vita, sia diventato un disco… sia diventato un’altra cosa. Ci tengo molto a questa tradizione.

Cover singolo Volo essere un duro, Lucio Corsi

L'arte ha un ruolo importante nella tua musica?

Amo molto i quadri di Ligabue, un artista che se ne andava in giro in moto con la tela sulle spalle una volta finita l’opera, per farla vedere al paese. È qualcosa di toccante.

E il tour invece come l’hai pensato?

Siamo sette sul palco, io alterno chitarra elettrica, acustica, piano e armonica. È un live rock and roll, con tante canzoni arrangiate in modi diversi. Per i concerti negli ippodromi vorrei un ensemble allargato, con fiati e percussioni, ma di base suonerò con la stessa band con cui ho iniziato al liceo. Questo mi riempie di orgoglio. Non vedo l'ora.

Dopo il grande successo di Sanremo, l’Eurovision. Con che spirito affronti quest’avventura?

Lo stesso di Sanremo. Niente fuochi d'artificio, solo musica e strumenti. Porto la stessa canzone che ho portato al Festival, lo spettacolo sarà essenziale e sincero. Ci sarà sempre con me Tommaso (Ottomano, coautore, fotografo e regista dei videoclip, con lui sul palco di Sanremo, ndr). Forse avrò un’armonica in più.

Lucio Corsi (ph. Tommaso Ottomano)

Uno dei protagonisti del tuo album è l’amico e fotografo Francis Delacroix che ha scattato la foto con cui hai annunciato la partecipazione all’Eurovision. Come ti vedi attraverso il suo obiettivo?

Mi sento a mio agio con lui. Le sue foto hanno una loro musicalità, come se catturassero suoni oltre che immagini. Il suo bianco e nero non è mai statico, ha sfumature che sembrano colori. Ogni scatto racconta una storia, e io ci sento dentro tante voci.

Dopo tutto quello che hai vissuto, avresti voluto essere più duro?

No, vivo tutto con estrema serenità. Sono circondato da amici e persone che mi tengono con i piedi per terra. Non credo mi servisse una corazza più grande, l'importante è rimanere concentrato sulla musica, che è ciò che mi ha guidato fino a qui.

La tua terra d'origine, la Maremma, influisce su questo tuo modo di essere artista?

Sì, molto. La grande città, Milano, mi ha concesso l’opportunità di fare musica e trovare la mia strada ma la Maremma è il mio rifugio. Mi sento fortunato a essere nato in Maremma, lì gli alberi nascono e si scavano la fossa nello stesso posto, rimangono con le radici piantate a terra ma guardano il cielo. Questo è un grande insegnamento: restare con i piedi per terra, ma non smettere mai di sognare.

Inspiration

Connect with Firenze Made in Tuscany