Massimo Cantini Parrini, il costumista fiorentino vincitore del David di Donatello 2025 per i migliori costumi
La nostra intervista al designer che con la sua arte racconta storie attraverso gli abiti
Costume e couture, illusione e realtà, passato e contemporaneità, questo e molto altro convive nell’universo di Massimo Cantini Parrini, costume designer di fama internazionale che attraverso i suoi abiti dà vita a personaggi e mondi incredibili. Basti pensare a capolavori come Il racconto dei racconti, Pinocchio e Dogman tutti e tre con la regia di Matteo Garrone, Cyrano di Joe Wright e, parlando delle ultime uscite, Maria, con una magnifica Angelina Jolie, e Le Déluge, con cui ha vinto il David di Donatello 2025 per i migliori costumi. Di recente ha annunciato un’importante collaborazione con il Polimoda di Firenze, dove tornerà in qualità di mentor per un master in Costume Design. Tra i tanti riconoscimenti, cinque i David di Donatello già vinti da Massimo Cantini Parrini, cinque Nastri d’Argento e un European Film Award. Due le nomination agli Oscar. Con lui abbiamo parlato della magia dei costumi e del cinema.
Massimo Cantini Parrini, premio ai migliori costumi (ph. Luca Dammicco, Accademia del Cinema Italiano)Cominciamo dal principio, come nasce il suo amore per la moda?
Fin da piccolo rimanevo affascinato dalla bellezza e dalla trasformazione che un semplice abito poteva suscitare, come un gioco di illusione e realtà. Non è mai stato un amore di superficie, ma una passione profonda, legata alla cultura e alla capacità di un indumento di narrare la storia dell’essere umano, l’arte, un’epoca. Così, già a tredici anni, ho iniziato una collezione di abiti antichi che oggi conta più di 4.000 pezzi.
E l’innamoramento per i costumi cinematografici?
Da sempre. Il cinema, con la sua magia e la sua capacità di creare mondi, ha sempre rappresentato per me un luogo ideale, dove la moda si fonde con la narrazione. Il costume cinematografico, per me, è il linguaggio attraverso cui un personaggio prende vita e, al contempo, è un tributo alla creatività e allo studio di anni.
Un attore o un’attrice che amerebbe vestire?
Quelli del passato… Ma, guardando al presente, penso a figure come Cate Blanchett, per la sua profondità e versatilità, o Timothée Chalamet, dotato di un’eleganza così naturale e autentica. Mi affascinano attori o attrici che hanno una forte personalità e che, attraverso il costume, sono in grado di esprimere un’identità complessa e sfaccettata.
Il racconto dei raccontiIn Maria, come ha mixato l’eleganza di due icone come la Callas e Angelina Jolie?
Maria Callas e Angelina Jolie sono figure di straordinaria eleganza, ma con due mondi e due linguaggi completamente diversi. La sfida è stata quella di raccogliere l’essenza della Callas, la sua grandezza, la sua teatralità, e mescolarla con la delicatezza, la forza e la modernità di Angelina, creando costumi che ne esprimessero il carattere unico e contemporaneo, senza rinunciare alla raffinatezza storica. Un dialogo tra epoche che ho voluto rendere visibile e sensibile.
E in Le Déluge, come ha ricreato la celebre Maria Antonietta, qui raccontata nei suoi giorni di prigionia?
Volevo mostrare una donna non solo regina, ma anche umana, fragile, inquieta, prima della sua fine tragica. I costumi sono diventati simbolo di una femminilità aristocratica, ma anche di una rivoluzione interiore. Ho cercato di mescolare elementi di lusso con una sensazione di disagio crescente.
Le Déluge, film con cui ha vinto per i migliori costumi ai David di Donatello 2025 La sfida più difficile affrontata finora?
La sfida più complessa è sempre quella di mantenere una perfetta coerenza tra la visione estetica e la funzionalità pratica dei costumi, in situazioni in cui il tempo di preparazione e le condizioni del girato mettono a dura prova la creatività.
Di recente si sono aperte le iscrizioni per un suo master di Costume Design che si terrà nel 2026 in collaborazione con un’importante istituzione italiana, il Polimoda di Firenze...
La collaborazione con Polimoda è una bellissima opportunità di confronto e crescita. Polimoda rappresenta un’eccellenza nella formazione delle nuove generazioni di talenti del settore moda nel mondo. Condividere la mia esperienza con i giovani, aiutarli a comprendere la sinergia tra creatività e artigianato, è per me fonte di enorme soddisfazione.
Massimo Cantini Parrini sarà mentor di un master in collaborazione con il Polimoda (ph. Claudia Gori)Ci svela i luoghi dove va per cercare ispirazioni e tessuti?
Mi piace vagare per i piccoli laboratori, le botteghe storiche dove si respira la passione per il tessuto, ma soprattutto nelle grandi industrie pratesi come O.B. Stock, Gori Tessuti, Lyria, Beste, Marini Industrie, Manteco, Francioni Fa. Ma, oltre ai luoghi fisici, mi piace anche prendere ispirazione dall’arte, dalla natura, dalle immagini che si susseguono nella mia mente.
Lei ha un rapporto speciale anche con il Museo del Tessuto di Prato?
Mi sento a casa. Il Museo del Tessuto di Prato è per me un tesoro inestimabile, con cui collaboro da anni. Oltre al lavoro, si sono consolidate bellissime amicizie con tutti, soprattutto con il direttore Filippo Guarini e con le curatrici Daniela Degl’Innocenti e Arianna Sarti. Hanno ospitato nel museo una mostra sui miei costumi del film Pinocchio e da quel momento non ci siamo più lasciati.