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Courtesy of Dipartimento Strategie Digitali delle Gallerie degli Uffizi

photo Courtesy of Dipartimento Strategie Digitali delle Gallerie degli Uffizi

16 Luglio 2025

Il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti: un viaggio nella storia del costume dal Settecento a oggi

Un percorso immersivo tra storia ed eleganza in una delle collezioni più importanti al mondo dedicata alla moda e al costume

Il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti si presenta oggi completamente rinnovato, con un allestimento che ripercorre oltre due secoli di storia del costume, dal Settecento ai giorni nostri. Un viaggio affascinante attraverso tessuti preziosi, silhouette mutevoli, abiti straordinari e accessori iconici, che restituisce alla collezione la sua centralità e la arricchisce di nuovi significati grazie al dialogo con le arti figurative.

Il cuore del percorso espositivo è costituito da una selezione permanente di circa sessanta abiti e altrettanti accessori – scarpe, borse, ventagli, cappelli, ombrelli, guanti – ordinati secondo un criterio storico-cronologico e affiancati da dipinti delle collezioni delle Gallerie degli Uffizi, scelti per entrare in risonanza con i capi e offrire una lettura culturale della moda come fenomeno artistico. A questi si aggiungono gli abiti medicei e una selezione di rari e sontuosi esemplari di moda settecentesca e ottocentesca: dalle robe à la française agli abiti in stile Impero, fino alle sofisticate mise da sera fin de siècle e alle creazioni liberty dei primi del Novecento.

Courtesy of Dipartimento Strategie Digitali delle Gallerie degli Uffizi

Il nuovo percorso espositivo del Museo della Moda e del Costume

A un anno dalla riapertura della Galleria, il museo inaugura un nuovo allestimento dedicato alla moda del XX secolo, concepito come una mostra dinamica e cangiante. Forte di una collezione di oltre 15.000 pezzi, il museo ha infatti deciso di ruotare ogni anno gli abiti novecenteschi esposti, permettendo al pubblico di scoprire capi inediti, restaurati con cura e mai visti prima. Una strategia espositiva che valorizza il patrimonio custodito nei depositi, trasformando ogni visita in un’occasione sempre nuova.

Il primo spazio di questo nuovo ciclo è dedicato alla Moda Charleston, tra avanguardia e suggestioni esotiche. La sala si apre con lo scenografico trittico di Galileo Chini, in cui campeggia l’abito indossato dalla moglie del pittore alla prima della Turandot di Puccini al Teatro alla Scala nel 1926. Sete pregiate, motivi orientali, linee libere e sperimentali raccontano l’emancipazione femminile e lo spirito ribelle delle flapper.

Courtesy of Dipartimento Strategie Digitali delle Gallerie degli Uffizi

Si prosegue con due sale dedicate alla moda tra le due guerre, in cui Déco, razionalismo e glamour cinematografico si intrecciano. In questo contesto, il celebre dipinto Lo straniero di Felice Casorati dialoga con creazioni di Elsa Schiaparelli e Madeleine Vionnet. Il dopoguerra è rappresentato da pezzi iconici, tra cui un raro abito del giovane Yves Saint Laurent, nominato direttore creativo della Maison Dior nel 1957, e tre abiti appartenuti a Ingrid Bergman, tra cui una raffinata creazione di Gattinoni.

Gli anni Sessanta e Settanta sono protagonisti di tre sale dinamiche, che culminano con un’incursione nello Space Age Movement, ispirato alla corsa allo spazio e al futuro, con capi firmati André Courrèges, Pierre Cardin e André Laug. Un focus è dedicato anche a Roberto Capucci, che con la sua visione scultorea dell’abito ha ridefinito il concetto di alta moda, restando fedele a un’estetica pura e visionaria.

Il percorso si chiude con un omaggio esplosivo a Enrico Coveri, che negli anni Ottanta ha fatto delle paillettes il manifesto di uno stile brillante, ironico e anticonformista. (Puoi acquistare qui Enrico Coveri. The king of colors, Il primo libro sulla storia del grande stilista italiano e re dei colori)

Libro Enrico Coveri (ph. Pasquale Paradiso)

Il nuovo allestimento conferma la vocazione del museo come luogo vivo e in costante evoluzione, capace di coniugare storia, creatività e innovazione. Un’esperienza immersiva che racconta la moda come forma d’arte, linguaggio del corpo e specchio del tempo.

Storia del Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti

Il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti fu inaugurato col nome di Galleria del Costume l’8 ottobre 1983 da Kirsten Aschengreen Piacenti, figura cardine nella formazione dell’attuale complesso museale di Palazzo Pitti. L’idea di istituire una galleria dedicata ai costumi storici – la prima in Italia - era maturata alla fine degli anni Settanta, nell’ambito della risistemazione del Museo degli Argenti, di cui Piacenti era direttrice. Subito dopo l’apertura del Museo, Tirelli offrì in dono un consistente nucleo della sua collezione, composto non solo da abiti storici di grande pregio, ma anche da costumi di scena accompagnati da bozzetti che ne documentavano la genesi creativa. Tra gli autori dei materiali teatrali, cinematografici e televisivi figuravano i nomi di Piero Tosi, Pier Luigi Pizzi, Gabriella Pescucci, Gae Aulenti, Vera Marzot, Carlo Diappi, Alberto Verso, Fabrizio Monteverde e Bice Brichetto.Durante gli anni della direzione Piacenti la collezione crebbe in maniera esponenziale. Tra le donazioni più significative vi furono quelle Tornabuoni-Lineapiù, Emilio Pucci e Roberta di Camerino. Nel decennale della nascita del museo la raccolta contava migliaia di pezzi e aveva al suo attivo, oltre a cinque selezioni permanenti, nove mostre tematiche, ognuna dedicata ad un aspetto particolare della evoluzione della moda. Alla direzione Piacenti, conclusa nel 1996, seguirono quelle di Carlo Sisi e di Caterina Chiarelli. Negli ultimi anni, con Eike Schmidt a capo delle Gallerie degli Uffizi, il museo della Moda aperto le proprie collezioni alla contemporaneità, grazie anche a recenti donazioni elargite dal Centro di Firenze per la Moda Italiana e Pitti Immagine che hanno consentito di integrare numerosi pezzi maschili con le collezioni preesistenti, principalmente incentrate sulla moda femminile. Il patrimonio del museo è stato inoltre interamente digitalizzato, attraverso campagne fotografiche e di catalogazione, per inserire le collezioni del museo all’interno degli Archivi Digitali delle Gallerie.

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