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autoritratto di Leonardo
October 17, 2014

Sulle tracce di Leonardo a Firenze

I luoghi che hanno visto il passaggio del genio artistico toscano

Pittore e scultore, artista e inventore, sognatore, visionario, genio. Inscrivere la figura di Leonardo Da Vinci in una definizione precisa è un compito impossibile. Nessun altro personaggio storico ha dimostrato tanta versatilità, tanto instancabile ingegno nell’applicarsi a quasi ogni campo del sapere umano. Nessuno ha saputo ispirare più menti di lui, nessuno ha dato un più ammirevole contributo allo sviluppo delle tecniche e delle arti umane.

Nato nel 1452 ad Anchianopiccolo borgo vicino Firenze, Leonardo ha cominciato ad avvicinarsi alla carriera di artista come apprendista nella bottega del grande pittore Verrocchio. Ammirato e rispettato da principi e potenti, è stato al servizio di Ludovico il Moro a Milano e di Giuliano de Medici al Vaticano ed è stato ospite del re di Francia Francesco I. La straordinaria raccolta di opere che ha lasciato al mondo è superata soltanto dai progetti che non ha fatto in tempo a completare e di cui c’è traccia nei suoi manoscritti personali.

Ma quali sono stati i luoghi fiorentini toccati dal grande estro dell’artista toscano? Partiamo proprio daAnchiano, località posta a due chilometri da Vinci, nel cuore del Valdarno, dove si trova la casa in cui, secondo la tradizione, è nato Leonardo. Passeggiando attraverso il borgo medievale di Vinci, si raggiunge il Museo Leonardiano, dove, attraverso i modelli delle macchine progettate dal grande genio, possiamo conoscere l’attività di Leonardo inventore, tecnologo e ingegnere. 

Da Vinci Firenze il passo è davvero breve. Infatti, Ser Piero, padre di Leonardo, esercitava la professione di notaio in città, era il "notaio al Palazzo del Podestà" (oggi Museo del Bargello, tra via del Proconsolo e via Ghibellina) e possedeva un’abitazione presumibilmente in Borgo de’ Greci già a partire dal 1469. Essendo sempre più evidente l’inclinazione di Leonardo per le arti, il padre decise di mandarlo, dal 1469 al 1470, nella bottega di Andrea del Verrocchio che in quegli anni era la più importante della città nonché fucina di nuovi talenti. 

Tra gli allievi figuravano nomi che sarebbero diventati i grandi maestri della successiva generazione, quali: Sandro Botticelli, Pietro Perugino, Domenico Ghirlandaio e Lorenzo di Credi. In bottega si compivano attività poliedriche, dalla pittura alle varie tecniche scultoree (su pietra, fusione a cera persa e intaglio ligneo), fino alle arti "minori". Soprattutto veniva stimolata la pratica del disegno, portando tutti i collaboratori a un linguaggio pressoché comune, tanto che ancora oggi può risultare molto difficile l'attribuzione delle opere uscite dalla bottega, alla mano del maestro oppure a un determinato allievo.

Il 5 agosto 1473 Leonardo datò la sua prima opera certa, il Paesaggio con fiume, un disegno con una veduta a volo d'uccello della valle dell'Arno, oggi al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi. 

Testimonia il confronto serrato col maestro il Battesimo di Cristo degli Uffizi, dipinto a più mani. Secondo l'indicazione di Vasari, confermata poi anche dalla critica moderna, è da assegnare a Leonardo l'angelo in primo piano a sinistra e il morbido paesaggio sullo sfondo, oltre a una sistemazione generale dello stile per amalgamare almeno tre mani di personalità diverse (Verrocchio, un allievo poco dotato e Leonardo stesso). In quest'opera sono già evidenti alcuni motivi dello stile leonardesco, che superano i limiti degli insegnamenti di bottega: la decorazione basata su motivi fluenti, l'attenzione agli elementi vegetali o all'espressività dei volti, spesso ritratti con un sorriso ambiguo.

Il 10 gennaio 1478, Leonardo ricevette il primo incarico pubblico, una pala per la cappella di San Bernardo nel palazzo della Signoria; incassò dai Priori 25 fiorini ma forse non iniziò nemmeno il lavoro, affidato poi nel 1483 a Domenico Ghirlandaio e poi a Filippino Lippi, che lo completò nel 1485 (la Pala degli Otto, oggi agli Uffizi).

A questi anni risale probabilmente anche l'avvicinamento a Lorenzo il Magnifico e alla sua cerchia, della quale faceva parte il suo maestro Verrocchio. Alcuni fogli dei codici vinciani mostrano studi per consulenze militari e ingegneristiche, richieste probabilmente da Lorenzo. Il 29 dicembre 1479 Leonardoritrasse il cadavere impiccato di uno dei responsabili della congiura dei Pazzi, Bernardo di Bandino Baroncelli (l'assassino di Giuliano de' Medici), confermando un legame con la famiglia de’ Medici. L'Anonimo Gaddiano inoltre ricorda la sua frequentazione, verso il 1480, del Giardino di San Marco, una sorta di museo all'aperto in cui era esposta la collezione di statue antiche dei Medici e dove l'anziano scultore Bertoldo di Giovanni teneva una scuola d'arte a cui partecipò anche, quasi dieci anni dopo, il giovane Michelangelo Buonarroti.

Di lì a poco Leonardo si trasferì a Milano e quegli anni segnarono l'inizio di un periodo di viaggi e peregrinazioni, che lo condussero a visitare più corti e città, tornando a Firenze solo per brevi periodi. Uno di questi fu il marzo del 1503, quando Pier Soderini gli affidò l'incarico di decorare una delle grandi pareti del nuovo Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, opera grandiosa per dimensioni e per ambizione. In luglio, intanto, la Repubblica gli affidò un complesso progetto idraulico-militare per lo sbarramento dell'Arno in modo da farlo deviare contro la ribelle Pisa: Leonardo si recò nella città assediata dai fiorentini, insieme a Gerolamo da Filicaja e Alessandro degli Albizi, ma il suo progetto fallì per un errore di calcolo, che mandò su tutte le furie il gonfaloniere Soderini.

Tornato in città, si dedicò allora al “progetto” di Palazzo Vecchio. Nel Salone dovevano essere raffigurate alcune vittorie militari dei fiorentini, celebranti il concetto di “libertas repubblicana” contro nemici e tiranni. A Leonardo venne affidato un episodio degli scontri tra esercito fiorentino e milanese del 29 giugno 1440, la Battaglia di Anghiari, mentre sulla parete opposta avrebbe dovuto lavorare Michelangelo Buonarroti, con laBattaglia di Cascina (29 luglio 1364, contro i Pisani). Per ragioni diverse nessuna delle due pitture muralivenne portata a termine, né si sono conservati i cartoni originali, anche se ne restano alcuni studi autograficopie antiche di altri autori.

Sono molti i luoghi di questa avventura "leonardiana" a cui fa da sfondo, nel bene e nel male, sempre la nostra bella Firenze.

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