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Chianti

text Massimo Castellani
Sommelier Toscana

4 Febbraio 2020

Chianti e Chianti Classico: qual è la differenza?

Viaggio attraverso i due grandi territori del vino tra Firenze e Siena, per conoscere le differenze dovute soprattutto alla tradizione vitivinicola

Chianti e Chianti Classico

Quando si parla dei territori del vino delle province di Firenze e del nord di Siena dobbiamo far prevalere la tradizione vitivinicola alla geografia politica. Il perché sta in una parola: Chianti, il più fortunato lembo di Toscana posto a cavallo tra Siena e Firenze. Nel Settecento un bando del Granduca Cosimo II| definì i limiti di quello che ancora oggi è il Chianti Classico, quei 700 chilometri quadrati divisi tra le province di Firenze e Siena, e che comprendono i territori interi di quattro Comuni (Castellina, Gaiole, Radda e Greve) e in parte le superfici di altri cinque (Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi, Barberino Val d’Elsa e, in Val di Pesa, Tavarnelle e San Casciano). 

Ma sarebbe ingiusto trascurare tutte le altre denominazioni del Chianti, prodotte in un’area ben più estesa di quella del Chianti Classico, e in grado di offrire vini di qualità. Se andiamo oltre l’area denominata Classico, il vino Chianti ha in totale 8 denominazioni (come Colli Fiorentini e Chianti Rufina, le due più importanti) che vanno a estendere ulteriormente il territorio del Chianti. 

Radda e vigneti

Questi sono anche i territori dove ha avuto inizio, alla fine dell’Ottocento, la moderna viticoltura italiana con Vittorio degli Albizzi – un fiorentino che aveva studiato i vigneti in Francia e ne aveva trasferito i principi di coltivazione nella sua fattoria di Pomino – e che ebbe in Bettino Ricasoli al Castello di Brolio, per il Chianti (e negli stessi anni a Montalcino in Clemente Biondi-Santi per l’antenato del Brunello), l’esponente di spicco della nuova visione della vitivinicoltura. E ancora, questi sono i territori dove a partire dagli anni ’60 del Novecento, si invera nel processo produttivo toscano – sempre sull’onda di echi francofoni - lo scarto definitivo tra qualità e quantità con Piero Antinori e il suo rivoluzionario Tignanello.

Vigne del Chianti

CHIANTI CLASSICO

RADDA, GAIOLE E CASTELLINA IN CHIANTI (Chianti Classico Senese)

Le perle dei questa zona sono Radda, Gaiole e Castellina, capitale a tutti gli effetti, questa zona perché fu il centro della Lega del Chianti. Siamo sui monti più alti del Chianti, dove l’altitudine, l’escursione termica (temperature molto basse in inverno, al di sotto dei 4-5 gradi, ed estati siccitose e roventi) e il suolo costituito prevalentemente da macigno (il noto macigno del Chianti composto da rocce di arenaria), danno vini molto fini, freschi con un’acidità sostenuta ma molto profumati con un buon rapporto qualità-prezzo. 

Vigneto Castello di Brolio

Questa è anche la zona in cui il territorio è rimasto più intatto di tutto la Toscana, forse anche perché il più impervio. Tra le aziende storiche sono da menzionare alcuni pilastri della viticoltura italiana come Castello di Brolio che svetta a Gaiole in Chianti con il suo maniero risalente all’alto medioevo, Castello di Ama e San Giusto a Rentennano sempre a Gaiole, Montevertine a Radda in Chianti. Poco dopo Castellina, a Fonterutoli, un altro luogo d’incanto, feudo dei Mazzei dal 1400 l’azienda omonima proprietà ancora oggi della stessa schiatta, gioielli della viticoltura italiana per tradizione, sapienza, qualità e capacità di evolversi, che naturalmente rimbalzano sulle bocche degli intenditori di tutto il mondo. In questi territori vocati al Sangiovese, da alcuni anni un gran numero di aziende si sono votate a studi approfonditi che hanno sortito alla fine esiti sorprendenti: non stupirà, quindi, se nelle zone più alte, fresche e nei terreni calcarei del Chianti senese, così come del Chianti Fiorentino, si allevino ottime qualità di Pinot, Merlot e Cabernet Sauvignon. In questi territori i vitigni francesi, perdono le loro caratteristiche erbacee e prendono le caratteristiche toscane, si dice infatti che toscaneggiano, diventando vini più strutturati, potenti ma profumatissimi.

San Leonino, Castellina in Chianti

E’ il caso di Podere Monastero a Castellina in Chianti dove Alessandro Cellai (fra l’altro direttore di Castellare di Castellina) fa un ottimo Pinot nero in purezza, La Pineta, che sembra un vino borgognone. Un altro grande Pinot nero è quello prodotto da Colle Bereto a Radda. Sono due grandi Merlot  in purezza, L’Apparita di Castello di Ama e La Ricolma di San Giusto a Rentennano.

Vigne, Castello di Vicchiomaggio

Chianti Classico in provincia di Firenze:

SAN CASCIANO E GREVE (Chianti Classico Fiorentino) 

In questi territori il carattere del Sangiovese si distingue per l’eleganza e i profumi fruttati. Capofila storico della tradizione vitivinicola dell’areale è Antinori, azienda che non ha certo bisogno di presentazioni - recentemente autrice di una innovativa cantina a Bargino (San Casciano Val di Pesa) la cui fama ha fatto il giro del mondo -, che ha scelto da un lato di mantenersi legata alla tradizione con il Chianti Classico e il Chianti Classico Riserva, ma non si deve dimenticare che sempre a San Casciano, dall’intuizione di Piero Antinori di sposare il Cabernet Sauvignon al Sangiovese, sono nati i capolavori assoluti che si chiamano Tignanello e Solaia. A San Casciano nascono anche i vini della fattoria Le Corti dei Principi Corsini, di Castello di Gabbiano e di Castello di Vicchiomaggio (che firma anche FSM, uno dei migliori Merlot in purezza d’Italia). Villa Calcinaia dei Conti Capponi a Greve, e naturalmente Castello da Verrazzano. Sul versante di San Casciano che fa parte invece dell’areale del Chianti Colli Fiorentini, vale la pena ricordare i vini di Castelvecchio. A Greve, Lamole di Lamole (Azienda Santa Margherita, Gruppo Marzotto) rappresenta una piccola perla della Toscana perché i suoi vigneti raggiungono le altezze maggiori del Sangiovese dove si è sviluppato un biotipo locale detto appunto Lamole. 

PANZANO (Chianti Classico Fiorentino)  

A pochi chilometri da Greve, Panzano, la Conca d’Oro, ha una storia a sé. E’ il limite che divide il Chianti Classico del Nord da quello meridionale, dove il Sangiovese raggiunge una delle punte più alte del Chianti Classico per coniugare colore, potenza olfattiva e gustativa. Sono adagiate nella Conca d’Oro le vigne di Fontodi e del suo leggendario Flaccianello, come quelle della Fattoria La Massa, del Castello dei Rampolla, Montefili, Villa Cafaggio, Molino di Grace. E’ un caso, Panzano, nel mondo del vino, perché vi ha attecchito e si è diffusa la religione del biologico a macchia d’olio e, sulla scia di questa tensione sperimentale, tra passato remoto e futuro prossimo, tra i fenomeni più interessanti di questo momento c’è quello di alcune aziende che stanno sperimentando la fermentazione in anfora, una tecnica di vinificazione che farà parlare molto di sé. 

BARBERINO VAL D’ELSA (Chianti Classico Fiorentino)

Nell’area di Barberino Val d’Elsa i grandi interpreti del cavallo di razza Chianti Classico sono Isole e Olena dove Paolo De Marchi, viticultore di fine intelletto, produce un grande Sangiovese come il Cepparello, e Castello di Monsanto con un Chianti Classico “base” e due Riserve (Castello di Monsanto e Il Poggio). Mentre Vincenzo D’Isanto dell’azienda I Balzini, per interpretare al meglio terreni che mal si adattavano al Chianti ha scelto di utilizzare il Cabernet insieme al Sangiovese. Un modernista e internazionalista dunque, che si è legato però a una tradizione enologica di ferro, infatti l’enologo che ha creato l’azienda insieme a lui è stato Giulio Gambelli, uno dei più grandi esperti di Sangiovese nel Chianti Classico.

Vigneti di Pomino

CHIANTI

VAL DI SIENA, RUFINA, POMINO (Chianti Rufina)

Il Chianti Rufina è una piccola zona, tra le più alte, che si snoda su tre valli, la valle centrale della Sieve, e le due valli laterali dell’Arno, quella di Molin del Piano e il versante di Pelago che si affaccia sull’Arno. Qui abbiamo un Sangiovese di maggior freschezza e acidità, più instabile e nervoso ma che permette nelle grandi vendemmie di avere una estrema longevità giocata più sull’eleganza della freschezza che sulla forza del tannino. Qualità che ha dato un volto nuovo al Chianti Rufina per decenni relegato all’immaginario del vino da fiasco. Le due aziende storiche del Chianti Rufina sono Selvapiana e naturalmente Frescobaldi che nel territorio produce da sempre grandi Riserve, quelle di Nipozzano, Mormoreto, Montesodi ed è il punto di riferimento dell’area. Altre aziende che stanno emergendo sono Castello del Trebbio, Villa Bossi dei Marchesi Gondi, I Veroni a Pontassieve fino ad aziende più piccole come Il Pozzo sempre a Pontassieve, e Travignoli nel versante di Pelago.

Vigne di Nipozzano

VINCI, FUCECCHIO, MONTESPERTOLI, EMPOLI, SCANDICCI, IMPRUNETA, BAGNO A RIPOLI (Chianti Colli Fiorentini)

Questo è invece un areale vasto e molto variegato, che si estende su tutta l’area collinare orientale e a sud di Firenze. Partendo dal versante più a ovest, troviamo i territori di Vinci dove  il Sangiovese è più morbido. Si è passati a una produzione di vini interessanti, grazie ad esperienze come quella del Castello di Poppiano dei Guicciardini e Poggio Capponi a Montespertoli, Fattoria di Montellori a Fucecchio senza dimenticare l’importanza delle Cantine Leonardo da Vinci, un colosso della produzione locale. Nell’areale di Scandicci ci sono piccole  realtà che meritano di essere ricordate come quella di Roberto Moretti che fa biodinamico.  Verso Bagno a Ripoli, cioè sulla sponda opposta alla Val di Sieve, vale la pena ricordare l’esperienza di nicchia della Fattoria di Petreto  che produce Semillon e Sauvignon muffati, Pourriture Noble, a due passi da Firenze riecheggiando in riva all’Arno l’esperienza del Sautern francese. Sempre in questa zona altre realtà da menzionare sono La Fattoria Le Sorgenti che lavora più sugli Igt che sui vini in denominazione, La Fattoria di Lilliano i cui vini giocano più sulla morbidezza e sulla struttura.  A Impruneta, la Fattoria di Bagnolo e l’Azienda Agricola Lanciola.

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