Danielle Mckinney al Museo Novecento
Fino al 28 febbraio, 20 opere dell'artista in dialogo con la collezione permanente
Fino al 28 febbraio, il Museo Novecento apre le sue porte a un’altra protagonista della pittura contemporanea Danielle Mckinney (Montgomery, Alabama, 1981), artista americana recentemente inclusa dal TIME tra le 100 figure più influenti del mondo dell’arte del 2026. Tra noi, curata da Sergio Risaliti e Stefania Rispoli, riunisce 20 opere, alcune delle quali inedite, in dialogo con dipinti e sculture provenienti dalla Raccolta di Alberto Della Ragione della collezione permanente del museo.
Courtesy of the artist © Danielle MckinneyCon un lirismo intenso e sofisticato, le tele di Mckinney sembrano luoghi di raccoglimento in cui ogni minimo gesto acquista intensità. Le protagoniste dei suoi quadri sono donne ritratte in momenti di solitudine all’interno di ambienti domestici costruiti con precisione, come piccoli teatri di intimità. Allo stesso tempo vicine e distanti, sono sospese e assorte nei loro pensieri. Osservarle significa assumere il ruolo di testimoni silenziosi, ospiti discreti di una scena già iniziata, destinata a proseguire oltre la nostra presenza. I loro sguardi e le pose sembrano accoglierci su una soglia invisibile che può essere attraversata solo in punta di piedi: entrare nel loro spazio richiede di rallentare, osservare e lasciarsi avvolgere dall’atmosfera evocata dalla pittura, senza pretendere di conoscere il prima e il dopo della ‘sceneggiatura’, lasciando altresì aperta la struttura narrativa.
Courtesy of the artist © Danielle MckinneyFormatasi inizialmente come fotografa, Mckinney costruisce immagini dalla forte impronta cinematografica che dimostrano una profonda consapevolezza della relazione che si crea tra chi guarda e chi viene guardato. Le sue opere rielaborano una lunga tradizione iconografica che ha rappresentato il corpo femminile come oggetto del desiderio e della contemplazione maschile, decostruendolo dall’interno. Le sue donne, invece, sembrano sottrarsi alle aspettative esterne, liberate dal lavoro, dalle relazioni e dalle aspettative che il mondo proietta su di loro, esistono per sé stesse. È forse proprio in questa dimensione di silenziosa verità che riconosciamo qualcosa di noi. Una spinta a guardarsi allo specchio e a domandarsi: “Cosa rimane di noi quando siamo soli?” “Cosa offriamo allo sguardo altrui, fuori dalle logiche del possesso e della dipendenza?”
Il percorso mette le opere di McKinney in relazione con alcuni maestri italiani del Novecento, tra cui Arturo Martini, Felice Casorati, Giorgio Morandi e Filippo de Pisis, creando risonanze attorno ai temi della luce, dello spazio e della figura. A completare il progetto, una selezione di testi poetici di Lucille Clifton, Louise Glück e June Jordan, scelta con la curatela della poetessa Elisa Biagini.