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Piazza della Signoria
26 Marzo 2021

Il grande abete in piazza della Signoria: intervista esclusiva con Giuseppe Penone

Le opere, la sua arte, il pensiero di questo grande artista contemporaneo

Lo abbiamo sentito all'indomani dell'inaugurazione del suo grande abete nel cuore storico della città, al centro di quella piazza che ha come confini Palazzo Vecchio, gli Uffizi, la Loggia dei Lanzi. Giuseppe Penone ti conquista per la gentilezza, la perfetta regolarità del suo pensiero che ti avvolge e ti trasporta in un universo vivo e in equilibrio, dove uomo e natura possono avere una crescita parallela.

Abete - Piazza della Signoria

Iniziamo parlando dell'opera: si tratta della più grande installazione mai esposta in uno spazio pubblico a Firenze, 22 metri di fusione di acciaio inox per il tronco, e di bronzo per le canne di bambù che si poggiano, leggere e resistenti, sui rami.

Abete - Giuseppe Penone

"L' opera in piazza della Signoria, come la mostra agli Uffizi, non sono state pensate in relazione a Dante. Certo la crescita costante e verticale degli albero, che nell'abete è particolarmente evidente grazie alla regolarità dei suoi palchi, ha sicuramente una forte affinità con la discesa di Dante all'Inferno e la sua ascesa successiva verso il Paradiso. La nostra cultura è così intrisa del Poeta fiorentino, che è impossibile non rintracciare rimandi e suggestioni anche nel nostro tempo"

Giuseppe Penone

Dove è iniziato il suo lavoro di studio e confronto con la natura?

Sono nato in un villaggio alpino. Percepire gli alberi come elementi vivi e fluidi ha sempre fatto parte del mio DNA. Nel '69, quando ho iniziato a frequentare l'Accademia di Belle Arti di Torino, ho ricercato fin da subito un percorso personale, un mio linguaggio. Ho iniziato a studiare gli alberi in rapporto con la presenza umana, senza mai sovrastarli e consapevole che abbiamo un respiro e un tempo diverso ma una crescita che può avere delle affinità. Sono studi che ho cominciato allora e che continuo ancora oggi, partendo dall'albero, come dal legno e dagli elementi trasformati dall'uomo. Per ricostruirne la storia. Senza mai violare la natura ma rispettandola, che si tratti di alberi, legno o anche marmo...

Qual è la storia dell'albero in piazza della Signoria?

Avevo saputo di un abete che doveva essere abbattuto perché stava sovrastando una casa e poteva essere pericoloso. Sono andato sul posto e dopo il taglio dell'albero ho chiesto che fossero tolti alcuni rami secondo uno schema preciso, in modo che quelli che rimanevano fornissero supporto alle canne di bambù che volevo appoggiare sopra. Ci sono opere che hanno alle spalle storie interessanti e risultano banali, per altre avviene il contrario... acquistano spessore nel momento della creazione.

Il suo legame con Firenze...

L'ho visitata la prima volta a 14 anni, abbiamo fatto una sosta in viaggio verso Roma. Mi ha colpito la dimensione umana della sua Bellezza, fin da subito l'ho amata anche più della grandiosità della Capitale. Ricordo di aver visitato gli affreschi di Masaccio nella Cappella Brancacci di Santa Maria del Carmine. Le figure esprimevano un dolore autentico, umano e reale, che andava oltre la perfezione stilistica dell'opera. Questo essere così a misura d'uomo e quello che amo ancora di Firenze.

L’opera costituisce un anticipo della mostra ‘Alberi In-versi’, con creazioni del maestro torinese, dedicata a Dante Alighieri ed accolta negli spazi delle Gallerie degli Uffizi dal 1 giugno al 12 settembre.

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