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Marta Innocenti Ciulli

25 Giugno 2018

La mostra L’Italia a Hollywood

L’esperienza americana di Salvatore Ferragamo raccontata attraverso frammenti di film, opere d’arte e foto. Al museo Ferragamo di Firenze

Sono gli anni dal 1915 al 1927, quelli trascorsi da Salvatore Ferragamo negli Stati Uniti tra Santa Barbara in California e Hollywood, presi in esame nel nuovo progetto espositivo al museo Salvatore Ferragamo di Firenze: L’Italia a Hollywood, (25 maggio 2018 – 10 marzo 2019; catalogo della Skira a cura di Stefania Ricci). Un periodo intenso di esperienze e conoscenze che si susseguono quasi a ritmo scadenzato. Dalla partenza dall’Italia nel 1915 come emigrato per raggiungere i fratelli partiti qualche anno prima per il nord America, meta preferita in quegli anni di emigrazione dal popolo dell’Italia meridionale, all’apertura insieme a due fratelli di un negozio di riparazioni e di scarpe su misura a Santa Barbara. Proprio con questo negozio comincia la collaborazione con il mondo del cinema e con i registi di quel tempo. Ferragamo realizza le calzature per i protagonisti dei film e per le comparse guadagnandosi la stima della buona società californiana. 

 

In una manciata di anni diventa ‘shoemakers e shoedesigner’ come lo definirà la stampa americana. Quando l’industria cinematografica si trasferisce a Hollywood è naturale che Ferragamo la segua inaugurando un nuovo negozio, Hollywood Boot Shop, in Hollywood Bdv. “Mi sembra di intravedere un parallelo tra l’industria cinematografica e la mia attività…, quando le major iniziano a ingrandirsi il mio negozio segue la stessa traiettoria…” scriveva Ferragamo nella sua autobiografia. Con le star, le più celebri del momento, Mary Pickford, Pola Negri, Charlie Chaplin, Joan Crawford, Rodolfo Valentino, instaura rapporti non solo di lavoro ma anche di quotidiana frequentazione. Si tratta di un periodo storico importante che mette in luce le attività imprenditoriali di una schiera di emigranti italiani, viaggiatori di terza classe quasi tutti dal nostro sud, in questa parte di America. Insieme all’influenza che la cultura italiana ebbe nell’artigianato, nell’architettura, nell’arte, nello spettacolo e nel cinema americani di quel periodo.

Il percorso espositivo della mostra ne focalizza l’attenzione e ricostruisce questa invasione creativa, sviluppandosi come la trama di un film. Il cinema muto italiano, insieme a quello francese, dominava il panorama internazionale di quel periodo. In particolare, quello italiano era caratterizzato dall’impiego di un grande numero di comparse, di paesaggi suggestivi, di monumenti storici autentici, di una messa in scena che enfatizzava la cultura del “lavoro ben fatto” e che sottolineava l’immagine dell’emigrante italiano. Alcuni giovani italiani poi si impongono con il loro fascino personale come Rodolfo Valentino, che dà origine al divismo, e nel cinema americano lavorano anche registi nati in Italia e emigrati come Frank Capra. La mostra mette anche in luce il contributo italiano di passionalità, istintività e sentimentalismo in area musicale, leggi il grande tenore Enrico Caruso e la bellissima Lina Cavalieri, presente nella mostra anche con quaranta dei trecento celebri ritratti che di lei fece Piero Fornasetti su ceramica.

Con fotografie, spezzoni di film, oggetti, abiti e raffigurazioni artistiche, prestiti prestigiosi forniti da musei e collezioni pubbliche e private italiane e americane, la mostra illustra il ruolo svolto dagli italiani e dall’arte italiana in quegli anni di grande trasformazione. Il percorso espositivo si snoda attraverso nove sale ciascuna con un tema ben preciso come l’emigrazione italiana e la cittadella italiana progettata dall’archistar del momento Marcello Piacentini per l’Expo del 1915, il primo cinema italiano, il fascino italiano, gli italiani a Hollywood, artigiani e musicisti e ovviamente la storia dell’Hollywood Boot Shop con in primo piano il lavoro dell’artista Salvatore Ferragamo e il legame con i suoi celebri clienti.    

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