Alla scoperta del Beato Angelico a Firenze: guida alle opere imperdibili
La città toscana conserva la più alta concentrazione di opere del grande artista
Giorgio Vasari, nella biografia che dedicò a Frate Giovanni da Fiesole, lo descrive così ‘Fu eccellente pittore e miniatore, nonché ottimo religioso’. Poche parole che celano un universi diversi ma che nel frate toscano convivono in grande armonia.
Beato Angelico, Giudizio universale (Photo credits: Su concessione del Ministero della Cultura - Direzione regionale Musei nazionali Toscana - Museo di San Marco)Biografia di Beato Angelico
Guido di Pietro, poi conosciuto come Giovanni da Fiesole e infine come Beato Angelico, fu un frate domenicano dotato di un grande talento per la pittura, che visse a cavallo fra Trecento e Quattrocento. Nacque a Vicchio di Mugello, nei pressi di Firenze, tra il 1395 e il 1400, secondo quanto affermano le fonti. Le notizie relative alla sua famiglia d’origine sono molto scarse; di certo si sa solo che suo padre si chiamava Pietro e che suo fratello minore, di nome Benedetto, aveva scelto anch’egli di diventare frate.
Guido di Pietro prese i voti nel 1418 circa nel convento di San Domenico di Fiesole, con il nome di fra Giovanni. La corrente religiosa a cui aderì era quella dei Domenicani osservanti, ossia una corrente minoritaria nata all’interno dell’ordine domenicano che prevedeva che si osservasse la regola originariamente stabilita da San Domenico, quella che consisteva quindi in povertà assoluta e ascetismo.
L’educazione artistica di Angelico si ebbe inizialmente nella zona del Mugello, per poi spostarsi a Firenze, presso Lorenzo Monaco e Gherardo Starnina dai quali prese rispettivamente l’utilizzo di colori accesi e innaturali e l’uso di una forte luce che annullasse le ombre.
Museo di San Marco (ph. Pasquale Paradiso)Con la lunga esperienza in San Marco, la fama del Beato Angelico giunge anche a Roma, dove lavora per i papi Eugenio IV e Niccolò V e dove, influenzato dai solenni cerimoniali della corte vaticana, adotta uno stile elegante e un tono celebrativo, determinati anche dalla tradizione classica della città.
Morì nel 1455 a Roma e fu beatificato nel 1984 dal Papa Giovanni Paolo II per il suo impegno religioso e la sua dedizione alla creazione di opere d’arte sacre. Ma l’uso del termine Beato accanto al nome Angelico , con il quale era conosciuto , risale agli anni dopo la sua morte.
Attorno alla figura del frate pittore sono nate molte leggende. Si racconta che non dipingeva se prima non aveva pregato e non correggeva mai le sue opere, perché era convinto che ogni pennellata avesse un'origine divina. Per tutta la vita dipinge soggetti sacri: Annunciazioni, scene della Passione, Madonne in trono e santi. Eppure introduce in queste composizioni solenni un tocco di realismo, le figure appaiono concrete e solide e ricordano lo stile del grande artista Masaccio Bisogna pensare che Beato Angelico vive sul confine fra due epoche.
angelico san marcoConvento di San Marco
Fu il luogo dove il Beato Angelico mise maggiormente a frutto la sua arte. Il rapporto fra il banchiere fiorentino Cosimo de Medici e il frate Giovanni, poi Beato Angelico, è ben visibile all’interno del convento: dopo aver assegnato il convento ai Domenicani, Cosimo cerca di riportarlo a nuova vita con una commissione di ben quarantamila fiorini d’oro, affidata all’architetto Michelozzo e i lavori di affrescatura al frate artista Giovanni.
Dal chiostro alla sala dello Spizio, dove è custodito il cosiddetto Giudizio Universale o il Tabernacolo dei Linaioli, fin dentro ogni cella dei frati domenicani è possibile ammirare le opere del Beato Angelico.
Beato Angelico adatta lo stile a seconda del pubblico per cui dipinge. Convinto che la fede possa salvare l'uomo, descrive la bellezza del Creato con una luce soave per suscitare la meraviglia dei fedeli. Ma quando affresca le celle dei frati nel convento di S. Marco a Firenze il suo tono diventa severo, i dettagli vengono ridotti all'essenziale o trasformati in simboli e i colori diventano scuri. Gli affreschi descrivono episodi della Passione di Cristo e con la loro drammaticità invitano alla meditazione e al pentimento. L'Angelico dipinge la croce, i chiodi, la lancia, la tomba, il Cristo risorto e inserisce in ogni scena un frate in preghiera come testimone di un evento sempre attuale.
Fra Angelico non limitò il suo talento alla pittura, ma contribuì anche alla decorazione di manoscritti e libri liturgici. La sua opera più celebre in questo ambito è la decorazione degli antifonari del convento di San Marco.
Il periodo storico
Beato Angelico visse a cavallo di due importanti secoli, il Trecento e il Quattrocento: nel primo era ancora viva e permeante la tradizione tipica del Medioevo, che esaltava molto gli sfondi dorati e la rappresentazione di stoffe assai preziose. Nel Quattrocento invece si affermò la cultura tipica del Rinascimento, e questo significò che in pittura trionfarono realismo e prospettiva.
Nelle opere di Beato Angelico si avverte chiaramente la compresenza di entrambi gli stili; in particolar modo nei dipinti per altari si possono notare le caratteristiche tipicamente tardo-gotiche con le quali Angelico rappresentò i santi o le Vergini, al contrario gli episodi raffigurati in prossimità della base che rappresentano le vite dei santi sono per lo più caratterizzati da scorci prospettici e personaggi abbigliati secondo la moda del momento, che rimandano alla Firenze dell’epoca. Beato Angelico adottò uno stile diverso anche a seconda del committente dell’opera: predilisse uno stile ricco per i fedeli, sobrio per i propri confratelli, solenne per il Papa e la Curia di Roma
Pala Francescana - Museo di San Marco Questo si vede bene nei dipinti per gli altari (le pale), costituiti di una tavola grande, su cui di solito è dipinto il soggetto principale, appoggiata su una base (predella). La predella è una lunga tavola divisa in tanti riquadri più piccoli, su cui sono raffigurati racconti.Mentre le figure principali, i santi e la Vergine, appaiono solenni e monumentali, le scene dipinte sulla base descrivono episodi della vita dei santi con una narrazione vivace: le ambientazioni ricordano scorci della Firenze dell'epoca, con gli edifici in prospettiva e i personaggi vestiti alla moda. La luce diventa reale, fa risaltare oggetti e figure, ravviva i colori brillanti, dà unità alla scena e sembra creare ombre concrete.
La prospettiva di Beato Angelico
Angelico possedeva una comprensione accurata della prospettiva, anche se la sua applicazione differiva da quella di alcuni contemporanei. La sua prospettiva serviva più a organizzare in modo ordinato gli elementi della composizione che a creare effetti visivi illusionistici complessi. La sua preferenza per una prospettiva armoniosa rafforzava la sua visione dell’arte come uno strumento di ordine e bellezza.
Un aspetto distintivo del suo stile era la minuziosa attenzione ai dettagli. La resa precisa delle pieghe dei vestiti e i piccoli ornamenti negli sfondi evidenziano la sua dedizione alla perfezione artistica. Questo approccio rifletteva il suo rispetto profondo per il sacro e la sua volontà di creare opere d’arte sacra di altissima qualità.
Opere principali di Beato Angelico
Annunciazione
Fra Angelico ha affrontato il tema dell’Annunciazione, rappresentante l’incontro tra l’Arcangelo Gabriele e la Vergine Maria, in diverse opere durante la sua carriera. Questo soggetto biblico è stato un tema ricorrente nella produzione dell’artista e ha dato vita a interpretazioni affascinanti, ciascuna con il suo tocco unico. Una delle rappresentazioni più celebri dell’Annunciazione da parte di Fra Angelico è conservata nel Museo di San Marco a Firenze. Questo dipinto, realizzato tra il 1438 e il 1446, è situato in una cella del convento domenicano di San Marco, dove i frati potevano contemplare l’opera nella tranquillità del loro ambiente monastico. Nel dipinto, l’Arcangelo Gabriele, rappresentato come un angelo etereo e luminoso, si avvicina con rispetto e grazia alla Vergine Maria, inginocchiata in preghiera. Maria, sorpresa e devota, è ritratta all’interno di un’architettura sacra, con l’ambiente circostante illuminato da una luce divina che conferisce all’intera scena un’atmosfera mistica.
Annunciazione - San Marco L’Adorazione dei Magi
Un tema ricorrente nell’arte cristiana e ha ispirato numerosi artisti nel corso dei secoli. Un esempio notevole è l’opera “L’Adorazione dei Magi” di Fra Angelico, conservata al Museo di San Marco a Firenze. Questo dipinto, realizzato tra il 1440 e il 1460, rappresenta il momento in cui i Re Magi, guidati dalla stella, portano i loro doni al Bambino Gesù. Nel dipinto, i Magi, rappresentati con abiti riccamente decorati e corone, si inginocchiano in segno di omaggio davanti al Bambino. Il loro gesto di adorazione è permeato di una profonda spiritualità, evidenziato dall’espressione di devozione sui loro volti. Fra Angelico ha reso ogni figura unica, con dettagli distintivi che sottolineano la diversità tra i Magi.
La Flagellazione di Cristo
Fra Angelico ha affrontato il tema della in più di una delle sue opere, creando rappresentazioni di questo momento cruciale nella Passione di Cristo. Una di queste opere, esemplare per la sua profondità spirituale e raffinatezza artistica, è conservata nel Museo di San Marco a Firenze. Nel dipinto della “Flagellazione di Cristo” di Fra Angelico, realizzato tra il 1440 e il 1441, l’artista offre una visione intensa e commovente del momento in cui Gesù viene flagellato durante la sua Passione. La scena è collocata in un contesto architettonico, e la luce divina permea la composizione, illuminando il corpo di Cristo e accentuando l’intensità della sofferenza. Gesù è raffigurato legato a una colonna, mentre i carnefici lo flagellano con fruste. La sua figura, pur nelle sofferenze fisiche, emana un senso di dignità e devozione. La scelta di Fra Angelico di rappresentare Cristo con grazia e compostezza sottolinea l’aspetto.
La Flagellazione Di Cristo