Leonardo da Vinci, il genio che si formò a Firenze
Dalla bottega del Verrocchio ai capolavori degli Uffizi, fino alla Gioconda e alla misteriosa Battaglia di Anghiari: la storia del maestro del Rinascimento e del suo profondo legame con Firenze.
Pittore, scultore, architetto, ingegnere, anatomista e inventore, Leonardo da Vinci (1452–1519) è considerato uno dei più grandi geni della storia dell'umanità, simbolo di quella straordinaria stagione culturale che fu il Rinascimento italiano. La sua inesauribile curiosità, capace di spaziare dall'arte alla scienza, dallo studio del corpo umano alle leggi della natura, trovò proprio a Firenze il terreno ideale per svilupparsi.
Nato il 15 aprile 1452 ad Anchiano, nei pressi di Vinci, Leonardo trascorse parte dell'infanzia nella campagna toscana, osservando la natura e i suoi fenomeni con un'attenzione che avrebbe accompagnato tutta la sua vita. Ancora giovanissimo si trasferì a Firenze, dove il padre, ser Piero, esercitava la professione di notaio. La famiglia abitò anche nella zona di via degli Spadai, oggi via dei Martelli, a pochi passi dal Duomo, nel cuore di una città che stava vivendo uno dei suoi momenti di massimo splendore.
Era la Firenze dei Medici, di Lorenzo il Magnifico, degli artisti e degli umanisti, un centro di cultura e sperimentazione che attirava talenti da tutta Italia. In questo ambiente Leonardo iniziò la propria formazione nella bottega di Andrea del Verrocchio, uno dei più importanti laboratori artistici del Quattrocento, situato nell'area dell'attuale via de' Macci. Qui imparò a disegnare, dipingere, modellare la creta, lavorare il metallo e affrontare i problemi della prospettiva. La bottega era un luogo in cui le arti dialogavano continuamente tra loro e dove si formarono anche altri protagonisti del Rinascimento, tra cui Sandro Botticelli e Pietro Perugino. Proprio a questi anni risale uno degli episodi più celebri raccontati da Giorgio Vasari. Collaborando con Verrocchio al Battesimo di Cristo, Leonardo dipinse l'angelo sulla sinistra con una tale delicatezza e perfezione da superare, secondo il biografo, lo stesso maestro.
Al di là dell'aneddoto, il dipinto, oggi conservato agli Uffizi, testimonia già la sua straordinaria capacità di restituire la morbidezza dei volti, il movimento dei capelli e gli effetti della luce. Firenze custodisce ancora alcune delle testimonianze più importanti di questa prima stagione creativa. Nella sala 35 della Galleria degli Uffizi, dedicata a Leonardo, si possono ammirare tre opere fondamentali: il Battesimo di Cristoappunto, l'Annunciazione e l'Adorazione dei Magi. Nell'Annunciazione, realizzata intorno al 1472, l'artista dimostra già una sorprendente attenzione alla natura, descrivendo con precisione botanica il prato fiorito, gli alberi e il paesaggio che si perde in lontananza. Nell'Adorazione dei Magi, commissionata nel 1481 per la chiesa di San Donato a Scopeto e rimasta incompiuta, emerge invece la sua rivoluzionaria capacità di costruire composizioni ricche di movimento e intensità psicologica. Nel 1482 Leonardo lasciò Firenze per trasferirsi a Milano, alla corte di Ludovico il Moro, dove rimase per molti anni, mettendo il proprio talento al servizio del duca come artista, ingegnere e ideatore di macchine e apparati scenografici. È qui che nacquero capolavori come la Dama con l'ermellino, la prima versione della Vergine delle rocce e l'immortale Ultima Cena, dipinta nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie. Il legame con Firenze, tuttavia, non si interruppe. Dopo la caduta di Ludovico il Moro, Leonardo tornò nella città toscana, dove soggiornò nuovamente nei primi anni del Cinquecento.
È durante questa seconda stagione fiorentina che prese forma uno dei dipinti più famosi al mondo: la Gioconda, generalmente identificata con Lisa Gherardini, moglie del mercante fiorentino Francesco del Giocondo. Il suo sorriso enigmatico, lo sguardo che sembra seguire l'osservatore e il paesaggio sfumato alle sue spalle ne hanno fatto un'immagine universale. Leonardo continuò a lavorare al ritratto negli anni successivi, portandolo con sé fino in Francia. Un'altra grande impresa lo attendeva a Palazzo Vecchio, dove nel 1503 ricevette l'incarico di rappresentare la Battaglia di Anghiari nella Sala del Maggior Consiglio, oggi Salone dei Cinquecento. Sulla parete opposta avrebbe dovuto lavorare Michelangelo, impegnato nella Battaglia di Cascina: un confronto straordinario tra i due massimi protagonisti del Rinascimento. Nessuna delle due opere fu portata a compimento. Della Battaglia di Anghiari, celebre soprattutto per la drammatica scena dei cavalieri in lotta per uno stendardo, restano studi e testimonianze indirette, mentre il destino del dipinto murale continua a suscitare interesse e interrogativi. Accanto alla pittura, Leonardo non smise mai di dedicarsi alla ricerca scientifica. Studiò il volo degli uccelli, il movimento delle acque, l'anatomia umana, le macchine da guerra, l'architettura e le leggi della meccanica. Le sue intuizioni prendevano forma in disegni accompagnati da annotazioni, spesso redatte con la caratteristica scrittura speculare, da destra verso sinistra. Una parte importante di questi fogli è oggi raccolta nel celebre Codice Atlantico, conservato a Milano presso la Biblioteca Ambrosiana.Dopo un soggiorno a Roma, nel 1516 Leonardo si trasferì in Francia su invito di Francesco I, che lo accolse presso la corte reale e gli mise a disposizione il maniero di Clos Lucé, vicino al castello di Amboise. Qui trascorse gli ultimi anni della sua vita, continuando a studiare e progettare.
Morì il 2 maggio 1519, lasciando un'eredità artistica e scientifica senza precedenti. A oltre cinque secoli dalla sua morte, Firenze rimane una delle città fondamentali per comprendere il genio di Leonardo. Le sale degli Uffizi, Palazzo Vecchio e le strade del centro storico raccontano gli anni in cui un giovane artista toscano trasformò la propria curiosità in una nuova maniera di osservare il mondo. Un'eredità che appartiene alla storia universale, ma che affonda profondamente le proprie radici nella cultura fiorentina.