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Ilaria Ciuti
Ph. Cesare Cunaccia

16 Dicembre 2019

Boboli. Il giardino del re

Scrigno di tesori nascosti, custode di storie secolari

Dieci ettari del più affascinante spazio verde in mezzo alla città. Chiuso tra l’imponente bugnato di Palazzo Pitti, le viuzze dell’Oltrarno, i bastioni del Forte Belvedere e Porta Romana, il giardino di Boboli custodisce il suo segreto per svelarlo solo a chi varchi le cancellate di piazza Pitti o ‘di Annalena’ in via Romana e si avvii tra le infinite sorprese delle statue, i viali e vialetti, i prati, gli alberi secolari, le siepi di bosso, le fontane.

‘Il giardino del re’, hanno sempre detto a Firenze, celando l’ammirazione dietro a un termine sbrigativo e familiare. Una visita (aperto dalle 8,15 a un’ora prima del calar del sole tutti i giorni tranne il primo e ultimo lunedì del mese, Capodanno, 1° maggio e Natale. Biglietto, 6 euro, gratis sotto i 18 e sopra i 65 anni, scontato dai 18 ai 26. Info 055294883) che equivale a quella di un museo, perché il giardino delle feste e le rappresentazioni teatrali dei Medici, i Lorena e i Savoia è un vero museo all’aria aperta.

Ma che si gode anche come una deliziosa giornata nel parco. Così fitto, il verde, da farti scordare di essere a Firenze, per ricordartene inaspettatamente di fronte alle improvvise aperture sui panorami mozzafiato.

Una lunga gestazione quella di Boboli. Il giardino terminò nell’Ottocento ma iniziò quando nel 1550 i Medici comprarono Palazzo Pitti. Fu Eleonora da Toledo, la moglie di Cosimo I a volere un’opera che si concretizzerà poi nel più importante esempio di giardino all’italiana del mondo. Sul retro del palazzo iniziarono a lavorare architetti come Nicolò Tribolo prima, l’Ammannati e il Buontalenti poi.

Cosimo II continuò sulla stessa linea, anzi fu sotto di lui che il giardino si ingrandì e che Giulio e Alfonso Parigi idearono, oltre al primo asse verso Forte Belvedere, il secondo asse verso Porta Romana, il cosiddetto ‘viottolone’. Il Tribolo aveva già messo mano all’anfiteatro, contornato dalle edicole con le statue di marmo in stile antico e dai boschetti sempre verdi, che fu inaugurato nel 1637 per la festa di incoronazione di Vittoria della Rovere, sposa di Ferdinando II dei Medici. C’era allora al centro la fontana dell’Oceano che poi è stata trasferita all’‘isola’, arrivò poi l’obelisco egiziano, il più antico monumento della Toscana, risalente addirittura al 1500 a. c.

Fu sotto Pietro Leopoldo di Lorena che il giardino venne aperto al pubblico per la prima volta.
I fiorentini passeggiarono lungo i viali, inoltrandosi lungo il reticolo dei vialetti e dei prati a scoprire la collezione di statue, cresciuta negli anni, con le statue romane, quelle settecentesche e ottocentesche fino alla contemporanea testa di Igor Mitoraj nel prato dell’Uccellare, contornato dai grandi lecci, i ninfei, i giardini recintati, i boschetti così fitti e misteriosi che non ci passa il sole, i prati aperti e allegri, le siepi di bosso all’italiana, i cipressi, ogni sorta di grandi alberi secolari, grotte, fontane. Una sorpresa continua, una grande scenografica costruzione dove non manca neanche l’anticipazione del frigorifero, con le famose ‘ghiacciaie’ interrate nel vialetto più ombroso e destinate a conservare i cibi dei Medici.
 

Le fontane, per esempio. La più famosa è quella dell’Oceano del Giambologna che campeggia in mezzo all’‘isola’ dove una folta quinta di lecci alti fino a 12 metri e la particolare esposizione a sud assicurano protezione dal freddo perfino l’inverno. Poi, per citarne alcune, quella delle Scimmie di fronte al Museo delle Porcellane, l’altra del Nettuno al centro dell’omonimo bacino da cui parte il sistema idrico del giardino, la fontana del Mostaccini, quella di Ganimede che battezza l’omonimo prato di fronte alla Kafeehaus color ‘verde Lorena’, come la Limonaia che i Lorena usarono per proteggere le prime ‘conche’ di agrumi mai arrivate in Toscana.

Infinite le statue, l’Abbondanza del Tacca, il Pegaso preso poi a simbolo dalla Regione Toscana, le statue romane, quelle settecentesche, le altre del prato delle Colonne contornato dai platani.

Le grotte: da quella di Madama alla famosissima grotta del Buontalenti all’entrata di Pitti.

Completati alcuni lavori di adeguamento impiantistico, riapre regolarmente ai visitatori il Museo delle Porcellane che si trova nella parte alta del Giardino di Boboli, nella settecentesca Palazzina detta del Cavaliere, concepita dalla famiglia Medici come casino di delizie dove si riunivano gli Accademici del Cimento e dove l’ultimo granduca Medici, Gian Gastone, prendeva lezioni di francese

Il museo raccoglie le più belle porcellane d’Europa comprate da Pietro Leopoldo e da Ferdinando III di Lorena; la collezione fu arricchita dall’arrivo delle porcellane dalle dimore storiche di Parma e Piacenza che, dal 1860, in un certo senso furono “saccheggiate” per arredare gli appartamenti sabaudi a Firenze.

Un viaggio nella storia e nell’arte, quello dentro a un parco che ancora viene eccezionalmente usato in notturna, per esempio per le feste della moda di Pitti Immagine o per l’Opera Festival di Firenze. Ma la visita a Boboli è anche una delle più divertenti e magiche avventure che si possano correre a Firenze.

Da maggio 2015 è stato riaperto Prato delle Colonne del Giardino di Boboli. Sarà quindi possibile ripercorrere integralmente la prospettiva seicentesca che unisce Porta Romana alla linea della mura di Cosimo, confine della parte alta del giardino, la più antica e prossima a Palazzo Pitti.

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