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Cecily Brown ph. Mark Hartman

text Sergio Risaliti

6 Ottobre 2023

Cecily Brown a Firenze

L'intervista di Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento, all'artista in occasione della sua mostra al Museo Novecento e a Palazzo Vecchio

Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento, intervista Cecily Brown in occasione della sua mostra al Museo Novecento e a Palazzo Vecchio.

Run Away Child, Running Wild (2022 -23) courtesy the artist and Thomas Dane

In questi giorni mi hai raccontato il tuo primo viaggio a Firenze, ricordi?

Il mio primo viaggio è stato quando avevo 7 anni, ricordo di essere stata agli Uffizi e di aver visto la Medusa di Caravaggio. Questa è stata l’opera che mi ha colpito di più da bambina. Il primo vero e importante viaggio a Firenze però l’ho fatto da studentessa, giovane pittrice, quando avevo 21 anni. Siamo venuti a Firenze per poco più di una settimana, ma avevo così tanto ‘fame’ di riuscire a vedere tutto. La cosa buffa è che oggi qua a Firenze continuo ad avere ricordi di quel viaggio, cercando di rivivere l’impressione che ho avuto all’epoca.

Al Museo Novecento esponi dei lavori ispirati dalla stampa di Martin Schongauer, diventata anche un dipinto del giovane Michelangelo. Che cosa ti ha suscitato interesse in questa immagine?

Per me è stato il perfetto connubio tra immagine e significato. Il modo in cui è stato fatto: la composizione del dipinto sembra contenere il suo significato. Non lo mostra, ma lo è. La composizione è così potente: la figura al centro del santo e dei demoni che lo tirano. Penso che la tensione sia la cosa che maggiormente cerco nella pittura, così come il sentire forze che tirano in diverse direzioni, forze che io traduco in un linguaggio astratto così come nel figurativo. Penso di essere stata attratta dall’opera di Schongauer per la composizione, ma anche per il soggetto.  Perché è un soggetto eterno. Ho sempre adorato utilizzare soggetti universali, mostrando che siamo gli stessi da sempre. Le persone non cambiano. Alcune persone non vogliono guardare all’arte del passato, per me invece è sempre molto presente, tutto porta costantemente la stessa verità, la verità dell’essere umani. Quando vedo i piedi scalzi di Giotto, mi rendo conto che sono come i miei piedi scalzi. Il modo in cui i corpi si muovono, la muscolatura, la struttura, sono sempre le stesse nel passato come nel presente. Anche i colori mi hanno attratto, ma al tempo stesso adoro anche i demoni.  Mi piace che il dipinto sia pieno di forze oscure, di pericolo e di estremi. Adoro anche il fatto che sia terrificante e molto bello allo stesso tempo. È bello il modo in cui questa combinazione di forze e tensioni contrapposte mi ha sempre attratto nella pittura. Molte cose in una sola immagine.

Hai anche installato un quadro a Palazzo Vecchio, una piccola stanza segreta con soffitto affrescato. Perché hai scelto proprio quest’opera, Body With Vulva per il Camerino di Bianca Cappello?

Adoro l’idea di una donna che torna a casa dopo una giornata di lavoro e si spoglia, in particolare in un luogo che in passato apparteneva a un’amante. Penso che anche i colori, e le grottesche del camerino riflettano i colori del quadro, funzionando perfettamente.

The aspiring subordinate, C. Brown

In questa stanza pensi anche alla figura di Bianca Cappello, l’amante di Francesco I?

Sì, forse anche pensando anche che Francesco Primo trovasse Bianca Cappello proprio come la donna che ho ritratto nell’opera Body with Vulva, sdraiata in attesa, che stava ammirando le grottesche sul soffitto.

Nel tuo lavoro convivono due mondi, quello figurativo e dell’iconografia del passato insieme a quello dell’arte espressionista in dialogo con il modernismo, ma l’integrazione di due universi non è solo una sintesi, un escamotage, ma una nascita di un linguaggio personale, e inaspettato. Questo linguaggio è il riflesso della tua profonda anima. Che cosa ne pensi?

Mi piace molto questa tua interpretazione, sono felice che ti arrivi tutto questo.

Hai detto che per te è importante che il passato sia presente nel moderno, nell’oggi. Passato e presente non sono separati.

Esattamente, questo è presente in quello che vediamo tutti i giorni: persone moderne, negozi, pubblicità, tutto quello che è nel mondo di oggi e si integra con il mondo del passato, con quello che già c’era.  Viaggiando in altre città, presente e passato si uniscono. Questo si trasmette anche nel mio lavoro, ed è forse per questa ragione che faccio fatica a creare immagini ferme. Questo è perché mi avvicino sempre all’astrazione. Quando un’immagine è troppo ferma sento che potrebbe davvero farmi impazzire.

Il movimento nei miei dipinti traduce quel desiderio che qualcosa sta succedendo davanti i tuoi occhi. Più guardi un’opera, più si è capaci di entrare in un quadro.

In questi giorni abbiamo parlato della convivenza tra il controllo e sprezzatura. Quando lavori, senti questi due momenti così diversi?

È misterioso, perché mentre dipingo non guardo quello che faccio. Come posso sapere quando è il momento di allontanarsi? Ci sono dei giorni che ho la sensazione che i miei quadri non vengano bene, ma poi il giorno dopo funzionano. Non è solo una lotta, e anche dopo così tanti anni non so quando sono più controllata o quando ho più libertà. Penso sia la stessa cosa che si sente nella musica e nello sport, vivere la sensazione di toccare la nota giusta, o di superare un proprio limite.

Il mio punto di equilibrio è tra controllo e libertà sia nel modo in cui cambio stile, materiale e grandezza delle mie tele, sia nel modo in cui mi esprimo, così che le cose non rimangano troppo familiari.

Adesso lavoro a questi nuovi dipinti senza pennelli, ma con i rulli da imbianchino, ed è così eccitante per me. Anche perché dopo aver visto i miei ultimi lavori ora al Metropolitan Museum of Art di New York mi sembra di fare da troppo tempo la stessa cosa, usando gli stessi pennelli e le stesse pennellate. È tempo di cambiare.

I tuoi dipinti non vengono dallo stomaco, come una reazione negativa alla vita...

I miei dipinti sono molto più controllati di quanto le persone pensano. Sono veloci, non ho un piano preciso quando dipingo, li osservo a lungo – Ho un painting brain e lavoro con quello. Il mio corpo sa cosa fare.

Danzi mentre dipingi, vero? Ma ascolti più Bach o Coltrane mentre lavori?

Danzo mentre dipingo le mie tele più grandi. Ascolto un po’ di tutto, ma principalmente musica punk e rock. Ma adesso ascolto anche Taylor Swift e Billie Eilish. Come ho detto, un po’ di tutto. In passato avevo sempre evitato di ascoltare la musica classica, ma ora mi sento molto più libera e mi piace ascoltare anche quella.

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