Middle East Now 2026
Dal 6 all’11 ottobre a Firenze, il festival dedicato al cinema, alla cultura contemporanea e alle arti del Medio Oriente e del Nord Africa
Dal 6 all’11 ottobre torna a Firenze Middle East Now, il festival dedicato al cinema, alla cultura contemporanea e alle arti del Medio Oriente e del Nord Africa. Giunto alla 17ª edizione, l’appuntamento inaugura la nuova stagione della 50 Giorni di Cinema a Firenze e porta in città oltre 30 film, documentari, mostre, incontri e progetti dedicati alle trasformazioni sociali e culturali della regione.
Le proiezioni e gli eventi si distribuiranno tra Cinema La Compagnia, Cinema Astra e altre location fiorentine, costruendo un programma che mette al centro gli sguardi di registi, artisti e autori indipendenti. L’obiettivo dichiarato del festival è andare oltre le rappresentazioni più convenzionali del Medio Oriente e raccontare una realtà complessa e plurale attraverso il cinema e i linguaggi contemporanei.
Middle East Now 2026: il tema è Radical Movements
Il filo conduttore della 17ª edizione di Middle East Now è RADICAL MOVEMENTS. Il tema nasce come evoluzione della precedente edizione, dedicata alla Radical Imagination, e sposta l’attenzione dall’immaginazione all’azione: dal momento in cui un’idea viene concepita a quello in cui diventa movimento e produce un cambiamento.
Il concetto di movimento viene affrontato in senso ampio: c’è quello fisico delle migrazioni e degli spostamenti attraverso i confini, quello imposto da guerre e conflitti, ma anche quello dei movimenti sociali e politici che nascono come risposta alle condizioni vissute dalle comunità.
Il cinema diventa così uno strumento per osservare il presente attraverso prospettive personali e spesso lontane dalle narrazioni più conosciute. Il programma 2026 punta infatti sui cosiddetti “contro-racconti”, attraverso cui registi, artisti e attivisti raccontano la propria realtà, la memoria e le trasformazioni delle società in cui vivono.
The StoriesOltre 30 film da Palestina, Iran, Iraq, Libano e Medio Oriente
Il cuore di Middle East Now 2026 sarà il programma cinematografico, con oltre 30 titoli provenienti da diversi Paesi della regione.
Particolare attenzione sarà dedicata a Palestina, Iran, Iraq e Libano, insieme a film e documentari provenienti, tra gli altri, da Egitto, Marocco, Afghanistan, Arabia Saudita e Sudan. Una selezione che attraversa generi e linguaggi diversi, dal documentario al cinema d’autore, dalla commedia al racconto autobiografico.
Tra i film annunciati ci sono diverse opere premiate o presentate nei principali festival internazionali.
Gaza e Palestina
Uno dei focus centrali dell'edizione 2026 sarà ancora una volta dedicato alla Palestina e a Gaza. Tra i titoli annunciati c’è Gaza's Twins, Come Back to Me (2025) di Mohammed Sawwaf, documentario immersivo che segue la storia di una madre alla ricerca dei suoi due figli gemelli, separati alla nascita dalla guerra.
A raccontare un'altra dimensione della vita quotidiana nei territori palestinesi sarà House of Hope di Marjolein Busstra, ambientato in una scuola della West Bank dove un'insegnante e suo marito cercano di mantenere uno spazio di apprendimento e serenità per i bambini nonostante l'occupazione militare e l'incertezza quotidiana.
È inoltre prevista l’anteprima di Palestine Comedy Club (2025) di Alaa Aliabdallah, che segue un gruppo di stand-up comedian palestinesi nel loro viaggio attraverso i checkpoint. Tra loro anche Alaa Shehada: il film osserva la comicità come forma di espressione e di resistenza nella vita quotidiana.
Dall'Iran all'Iraq: storie di migrazione, identità e resistenza
Dall'Iran arriva il film scelto per l'apertura del festival, A Fox Under a Pink Moon (2025) di Mehrdad Oskouei, vincitore dell'ultima edizione di IDFA secondo le anticipazioni del festival.
Il film nasce da cinque anni di immagini realizzate con il cellulare dalla protagonista Soraya e intreccia il materiale documentario con animazioni ispirate ai suoi disegni. Al centro ci sono le esperienze dei rifugiati afghani e una testimonianza costruita direttamente attraverso lo sguardo della protagonista. Dall'Iraq arriva invece Flana (2025) di Zahraa Ghandour, documentario dedicato alla condizione di bambine irachene abbandonate e vittime di violenza.
Sempre dall'Iraq è atteso Irkalla: Gilgamesh's Dream (2025) di Mohamed Jabarah Al-Daradji, ambientato nella Baghdad delle proteste del 2019. La storia segue due amici orfani che vivono ai margini della città e inseguono la possibilità di un futuro diverso.
Siria, Marocco, Arabia Saudita e Afghanistan
Il tema dello spostamento e dell'esilio ritorna anche in One in a Million (2026) di Itab Azzam e Jack MacInnes, documentario girato nell'arco di dieci anni e dedicato al viaggio di una ragazza dalla Siria alla Germania e ritorno. Il film attraversa guerra, migrazione, vita in esilio e rapporto con la famiglia.
Dal Marocco arriva Out of School (2025) di Hind Bensari, ambientato in un villaggio sulle montagne dell'Atlante e incentrato sulla storia di un fratello e una sorella costretti a interrompere gli studi. Cambiano completamente registro e tono le vicende di A Matter of Life and Death (2025) di Anas Ba-Tahaf, commedia romantica saudita che racconta l'incontro tra Hayat, una ragazza convinta di essere vittima di una maledizione, e Yousef, cardiochirurgo introverso.
Dall'Afghanistan arriva invece Writing Hawa (2025) di Najiba Noori e Rasul Noori, documentario che racconta la storia di Hawa, una donna che dopo un matrimonio combinato durante l'infanzia riesce a iniziare un percorso di indipendenza e alfabetizzazione. Il ritorno dei talebani al potere modifica però nuovamente il destino della sua famiglia.
Il focus sul Libano
Uno spazio particolare sarà dedicato anche al Libano, attraverso tre opere che affrontano il rapporto tra memoria, guerra, perdita e identità. Tra i titoli annunciati c'è Souraya Mon Amour (2025) di Nicolas Khoury, riflessione sulla memoria e sulla perdita legata alla figura del regista libanese Maroun Baghdadi.
Ci sarà poi I Can't Think of Anything Right Now di Hussen Ibraheem, un viaggio surreale attraverso Beirut, mentre sarà presentato in anteprima assoluta The Silence of the Plain (2026) di Zeina Sfeir, film personale sulla crescita all'ombra della guerra e sulle conseguenze della mancata elaborazione del lutto nella società libanese contemporanea.
Dall'Egitto arriva The Stories
Tra le anticipazioni anche The Stories (2026), l'ultimo film di Abu Bakr Shawky, presentato in anteprima italiana. La storia prende avvio nell'estate del 1967, quando Ahmed, giovane aspirante pianista, riceve una lettera da Liz, un'amica di penna austriaca. Nei quindici anni successivi, la loro relazione epistolare accompagna il protagonista nel tentativo di realizzare un sogno: riuscire a esibirsi in concerto nonostante il contesto di guerra. Il film unisce così memoria personale e storia collettiva, con un tono che alterna nostalgia e umorismo.
ONE IN A MILLION What Moves Us: la mostra fotografica alla Street Levels Gallery
Il programma di Middle East Now 2026 non si limita al cinema. Dall'8 al 31 ottobre 2026, alla Street Levels Gallery di via Melegnano 4, sarà visitabile “WHAT MOVES US”, mostra fotografica curata da Roi Saade e dedicata ai lavori di Erdem Varol dalla Turchia, Skander Khlif dalla Tunisia ed Ebrahim Bahaa-Eldin dall'Egitto.
La mostra si ispira direttamente al tema Radical Movements e osserva il rapporto tra persone, luoghi e senso di appartenenza. Le fotografie attraversano contesti urbani e rurali e raccontano la quotidianità attraverso immagini in cui i confini tra dimensione privata e spazio pubblico diventano più sfumati.
A Firenze anche Khalid Albaih con Revolution, Intermission
Tra gli appuntamenti speciali dell'edizione 2026 c'è anche la partecipazione di Khalid Albaih, artista e political cartoonist sudanese in esilio. A Firenze presenterà Revolution, Intermission, mostra curata dalla ricercatrice Bayan Abubakr, accompagnata da un talk.
Il lavoro di Albaih utilizza la vignetta politica come strumento di osservazione della realtà e della storia recente. La mostra ripercorre cicli di rivoluzione e controrivoluzione e raccoglie una selezione di lavori legati agli ultimi vent'anni di storia del mondo arabo e africano. La sua attività artistica si colloca all'incrocio tra satira politica, arte contemporanea, diritti umani, cultura visiva e libertà di espressione.
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