Angeli del fango (Mud Angels)
Who they were, where they came from, and what they did: When the World Came to Florence’s Aid During the 1966 Flood
Erano studenti, artisti, ragazzi partiti da ogni angolo d'Italia e del mondo. Nell'autunno del 1966 arrivarono a Firenze per salvare ciò che l'Arno aveva sommerso. Una storia di solidarietà internazionale che ha lasciato un segno profondo nella memoria della città.
La mattina del 4 novembre 1966 Firenze si svegliò sotto una distesa d'acqua e fango. L'Arno aveva rotto gli argini, invadendo strade, abitazioni, chiese, musei e biblioteche. La città era ferita, i suoi abitanti alle prese con una tragedia immensa e un patrimonio artistico e culturale, unico al mondo, rischiava di andare perduto. Ma da quella devastazione sarebbe nata una delle più straordinarie manifestazioni di solidarietà del Novecento.
Alluvione ©Archivio Foto LocchiLa storia del nome Angeli del Fango
Dal 6 novembre cominciarono ad arrivare giovani da tutta Italia, seguiti da volontari provenienti dall'Europa e dagli altri continenti. Studenti universitari, liceali, artisti, intellettuali, lavoratori: molti partirono spontaneamente, senza conoscere nessuno a Firenze e senza sapere esattamente cosa li aspettasse. Portavano zaini, stivali, pale, guanti e spesso soltanto la voglia di rendersi utili. Erano i futuri Angeli del fango, espressione attribuita al giornalista Giovanni Grazzini, che seppe trasformare quei ragazzi, inizialmente guardati anche con diffidenza per il loro aspetto anticonformista, in un simbolo di generosità.
Ma cosa fecero davvero gli Angeli del Fango?
Il loro lavoro fu concreto, faticoso e spesso estenuante. Alla Biblioteca Nazionale Centrale si formarono lunghe catene umane per estrarre dai depositi milioni di pagine e volumi impregnati d'acqua e nafta. I libri venivano passati di mano in mano, ripuliti sommariamente, trasportati e avviati all'asciugatura negli essiccatoi industriali di tutta Italia. Nelle chiese, nei musei e negli edifici storici si recuperavano dipinti, sculture, cornici, documenti e arredi. Anche fotografie, lettere e archivi familiari venivano sottratti al fango nelle abitazioni private.
Non furono soltanto operai improvvisati del patrimonio artistico: quegli stessi giovani aiutarono i fiorentini a svuotare cantine e negozi, a liberare le strade, a recuperare oggetti e ricordi di una vita. Lavorarono accanto ai cittadini, ai bibliotecari, ai restauratori, ai vigili del fuoco e ai militari. Una collaborazione straordinaria, nata prima che esistesse un sistema di protezione civile strutturato come quello che conosciamo oggi.
Chi erano gli Angeli del Fango?
Tra i volontari e i sostenitori della causa fiorentina si incontrarono personalità del mondo della cultura, dello spettacolo e della società civile; tra questi Tra le migliaia di giovani che nel novembre del 1966 accorsero a Firenze da ogni parte d’Italia e del mondo per salvare dal fango libri, opere d’arte e testimonianze di una storia millenaria, figuravano anche personaggi già noti o destinati a diventarlo. Tra questi, i cantautori Francesco De Gregori e Antonello Venditti, la cantante americana Joan Baez, l’astrofisica Margherita Hack, l’attore Giorgio Albertazzi, il vignettista Sergio Staino e futuri protagonisti della politica internazionale come Gerhard Schröder, Lionel Jospin e Joschka Fischer, oltre agli italiani Pier Luigi Bersani e Giuliano Pisapia. Nomi e storie diverse, uniti a quelle di migliaia di volontari anonimi in una straordinaria mobilitazione di solidarietà che fece il giro del mondo. Ma la vera forza di quella mobilitazione fu soprattutto la presenza di migliaia di persone comuni, spesso giovanissime, che lasciarono per qualche giorno o per settimane le proprie case per raggiungere Firenze.
Ted Kennedy
Tra i volti internazionali che si avvicendarono in città ci fu anche quello di Edward ‘Ted’ Kennedy, senatore americano e fratello del presidente John Fitzgerald Kennedy. Arrivato in città mentre si trovava a Ginevra per una conferenza sui rifugiati, visitò la Biblioteca Nazionale e rimase profondamente colpito dalla scena che gli si presentò: centinaia di giovani, immersi nell'acqua gelida fino alla vita, si passavano i libri formando una lunga catena umana, illuminati soltanto da grandi candele. Anni dopo avrebbe ricordato quell'immagine come una testimonianza straordinaria della forza e della generosità delle nuove generazioni. Kennedy contribuì inoltre alla mobilitazione internazionale attraverso il Committee to Rescue Italian Art (CRIA), sostenuto dalla cognata Jacqueline Kennedy, per raccogliere fondi destinati al recupero del patrimonio artistico italiano.
Il documentario
A rendere internazionale la mobilitazione contribuì anche Franco Zeffirelli. Il regista, profondamente legato alla sua città, realizzò per la Rai il documentario Per Firenze, con la voce narrante di Richard Burton, che prestò la propria immagine e la propria notorietà all'appello. Trasmesse il 23 novembre 1966, le immagini mostrarono al mondo la dimensione della catastrofe, favorendo una mobilitazione di aiuti senza precedenti.
Alluvione ©Archivio Foto LocchiDove lavorarono?
l lavoro degli Angeli del fango non si fermò alla Biblioteca Nazionale. La loro presenza si diffuse nei quartieri e nei luoghi monumentali più colpiti dalla piena, trasformando Firenze in un immenso cantiere di recupero. Tra gli scenari più drammatici ci fu la Basilica di Santa Croce, dove il fango aveva sommerso ambienti, opere e arredi, danneggiando gravemente il celebre Crocifisso di Cimabue, diventato uno dei simboli della tragedia. Qui volontari e specialisti collaborarono per salvare quanto era possibile del patrimonio artistico.
Anche gli Uffizi e i loro depositi furono interessati dalle operazioni di recupero, mentre all'Archivio di Stato migliaia di documenti storici richiesero interventi urgenti per evitare che l'acqua e l'umidità ne compromettessero definitivamente la conservazione. Il Museo Horne, con le sue preziose collezioni, fu tra gli edifici culturali colpiti. Nella chiesa di Ognissanti, così come in altri complessi religiosi, si dovette intervenire per mettere in sicurezza opere e decorazioni.
L'emergenza coinvolse inoltre il patrimonio del complesso del Duomo e del Battistero, dove anche le celebri porte bronzee di Lorenzo Ghiberti subirono gli effetti della violenza della piena. In questi luoghi il lavoro dei volontari si affiancò a quello di restauratori, storici dell'arte, tecnici e funzionari, in una collaborazione che avrebbe contribuito a sviluppare nuove tecniche di recupero e conservazione.
Non si trattò soltanto di salvare capolavori. Ogni libro, documento, dipinto, fotografia o oggetto recuperato rappresentava un frammento della memoria di Firenze e della sua comunità. Gli Angeli del fango compresero, forse prima ancora di molti altri, che quella non era soltanto una calamità naturale: era una ferita inferta a un patrimonio che apparteneva all'intera umanità.
Ma quell'esperienza non si esaurì con la fine dell'emergenza. Alla Biblioteca Nazionale, per esempio, l'emergenza portò alla creazione di un centro di restauro del libro destinato a diventare un riferimento internazionale.
A distanza di sessant'anni, gli Angeli del fango restano molto più di una pagina commovente nella storia fiorentina. Sono il simbolo di una generazione che seppe trasformare lo sgomento in azione, superando confini geografici, culturali e linguistici. Perché Firenze, quella volta, non fu soltanto una città da soccorrere: fu una città sentita come patrimonio di tutti. E il mondo, senza aspettare un invito, arrivò a salvarla.