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text Mila Montagni photo Lorenzo Cotrozzi

I ponti di Firenze

Archi sull'Arno da percorrere, passo dopo passo

Dino Campana definì “multicolori” i ponti di Firenze, trattenendo nella memoria della sua luminosa scrittura le dimore tinteggiate che animavano le costruzioni sul Ponte Vecchio. Posati sull’Arno in “archi severi”, i ponti che caratterizzano la città raccontano una storia che supera i millenni e si lancia verso il mare e il futuro.

Ponte San Niccolò

Ponte San Niccolò

Novanta metri di luce e una sola arcata. Suoi antenati un ponte di ferro dedicato a San Ferdinando, voluto dal Granduca Leopoldo II, distrutto dopo soli otto anni nel 1844 da un’eccezionale piena, e un altro sospeso fatto saltare dai tedeschi durante la ritirata cent’anni dopo. Il ponte Bailey degli Alleati fu sostituito dall’attuale nel 1949, su disegno di Riccardo Morandi.

Ponte alle Grazie

Ponte alle Grazie

Il nome originale, dal podestà comasco, era “di Rubaconte” e venne concluso nel 1237, contando su nove arcate e una solidissima struttura, che resse a tutte le grandi alluvioni e cedette soltanto alla violenza delle mine tedesche. Il ponte a cinque campate di oggi fu inaugurato nel 1957. L’immagine della Madonna alle Grazie è oggi nell’Oratorio al 10 di Lungarno Diaz.

Ponte Vecchio

Ponte Vecchio

È il più antico e l’unico salvato dalla furia nazista, grazie al console tedesco, Gerhard Wolf e a quello svizzero, Carlo Steinhauslin. Costruito dove l’alveo del fiume era più stretto, in legno, fu poi riedificato in cinque arcate su pile di pietra e pavimentato a mattoni murati come le vie cittadine, nel 1294. Schiantato dalla piena del 1333 (che fece sparire anche la statua di Marte segno chiaro della fondazione romana) fu ricostruito nel 1345 sui tre ampi fornici che ancora lo sostengono. Dal 1442 al 1593 ospitava le botteghe dei beccai (macellai) che gettavano direttamente in Arno gli scarti del lavoro. A far giunger qui orafi e gioiellieri fu Ferdinando I, che mal sopportava gli odori degli animali macellati, mentre si muoveva lungo il Corridoio Vasariano.

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Ponte Santa Trinita

Il primo, in legno, fu fatto costruire dai Frescobaldi nel 1252 e fu il quarto della città. La grande piena del 1333 lo travolse e per duecento anni resse il secondo, disegnato da Taddeo Gaddi. Dovette esser ricostruito nel 1570 e a progettarlo fu Bartolomeo Ammannati, su disegno di Michelangelo; un ponte che fu arricchito nel 1608 con le statue delle stagioni. La furia tedesca non lo risparmiò, ma fu ricostruito “dov’era e com’era” nel 1957.

Ponte alla Carraia

Ponte alla Carraia

Fu il Ponte Nuovo, costruito in legno (su piloni di pietra), e prese il nome dalla vicina porta. Il ponte rovinò per una piena nel 1274 e crollò nel 1304 per la folla che assisteva a uno spettacolo sul fiume; di nuovo costruito fu travolto dall’alluvione del 1333 poi ricostruito da Cosimo I su progettata dell’Ammannati, durò fino alla devastante ritirata nazista. Ricostruito nel 1952, per la sua curvatura fu chiamato Ponte Gobbo.

Ponte Amerigo Vespucci

Dedicato al navigatore fiorentino, la cui famiglia abitava in Borgo Ognissanti, fu progettato ai tempi di Firenze Capitale ma edificato nel 1955. Con la sua linea bassa, lo slancio rapido risalta leggero tra le due parti della città.

Ponte della Tramvia

Ponte della Tramvia

È l’ultimo dei ponti costruiti per attraversare l’Arno, lungo 124 metri è stato eretto (in acciaio su piloni di cemento armato) per consentire l’attraversamento del fiume alla linea 1 della tramvia di Firenze, ma possono accedervi i pedoni. E, naturalmente, le biciclette!

Ponte dell'Indiano

Ponte dell’Indiano

Unisce i quartieri periferici di Peretola e dell’Isolotto a sud dell’Arno. Realizzato tra il 1972 e il 1978 è il primo ponte strallato (cioè sospeso, retto da cavi ancorati ai piloni) ancorato a terra realizzato nel mondo ed è uno tra i più grandi ponti strallati in Italia del XX secolo.

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