La nuova sede della Collezione Casamonti
A Palazzo San Giorgio, in Lungarno Serristori, l’Associazione per l’Arte e la Cultura – Collezione Casamonti apre un nuovo capitolo della propria storia
Circa 250 opere, dall’Ottocento al contemporaneo, raccontano in un unico percorso oltre cinquant’anni di passione per l’arte . Ci sono collezioni costruite per fermare il tempo e altre che sembrano rimetterlo continuamente in movimento. L’Associazione per l’Arte e la Cultura – Collezione Casamonti appartiene alla seconda specie: non un insieme cristallizzato di opere, ma un organismo che negli anni si è trasformato attraverso incontri, intuizioni, acquisti, sostituzioni e scoperte. Il cambiamento appartiene alla sua stessa identità, osserva Roberto Casamonti.
Per leggere la nostra intervista a Roberto e Marco Casamonti, clicca qui!
Collezione Casamonti Dall’autunno questa storia ha una nuova casa a Palazzo San Giorgio, in Lungarno Serristori, già noto come Villa San Giorgio. Il trasferimento segna una nuova fase del progetto culturale voluto da Roberto Casamonti e consente, per la prima volta, di restituire la raccolta attraverso un unico grande itinerario, superando l’alternanza dei due nuclei espositivi che aveva caratterizzato la precedente sede di Palazzo Bartolini Salimbeni, inaugurata nel 2018.
Roberto Casamonti Costruito tra il 1875 e il 1877 per la famiglia Serristori su progetto di Eugenio Falciani, Palazzo San Giorgio è un edificio che Firenze ha continuamente riscritto e che oggi torna alla città attraverso l’arte.
Il recente intervento di restauro e rifunzionalizzazione, curato da Marco Casamonti e dal suo Archea Associati (studio che ha la sede proprio al piano superiore del Palazzo) ne ha recuperato la struttura senza cancellarne il carattere. Al piano terreno, le undici grandi arcate affacciate sul Lungarno Serristori, oggi vetrate, introducono a una successione di ambienti che conserva la memoria della struttura originaria. Più che imporre una nuova architettura, il progetto ha cercato di liberare quella esistente dalle stratificazioni accumulate nel tempo, costruendo una relazione più naturale tra spazio e opere.
È proprio questa sequenza di stanze a diventare parte del racconto. Marco la riconduce alla tradizione museale fiorentina, a quella continuità di ambienti che appartiene anche a Palazzo Pitti e alla Galleria Palatina. Qui, però, la memoria viene tradotta in un lessico contemporaneo, nel quale architettura e arte non sono semplicemente accostate: si osservano e si modificano reciprocamente.
Sono circa 250 le opere riunite oggi da Collezione Casamonti, distribuite in 28 sale sui due livelli destinati all’esposizione di Palazzo San Giorgio, in Lungarno Serristori. Un percorso che attraversa movimenti, generazioni e linguaggi differenti e che permette di leggere con maggiore ampiezza una raccolta costruita nell’arco di oltre cinquant’anni. Non secondo un criterio rigidamente enciclopedico, ma attraverso confronti, affinità e distanze che restituiscono inevitabilmente lo sguardo di chi quelle opere le ha incontrate e scelte.
Collezione CasamontiDalla pittura italiana fra Otto e Novecento alle Avanguardie storiche, dal Futurismo alla Metafisica, dal Cubismo alle esperienze astratte, il racconto procede verso l’Informale, lo Spazialismo, l’Arte Povera, il Nouveau Réalisme e la Pop Art, per arrivare alla Graffiti Art, alla Transavanguardia, alla Video Art e alla Performance. Boldini e Balla, de Chirico e Picasso, Kandinsky, Dalí, Magritte, Fontana e Burri convivono così con Warhol, Basquiat, Haring, Bill Viola, Marina Abramović, Anselm Kiefer, Anish Kapoor e Maurizio Cattelan. Più che una successione cronologica, una trama di relazioni tra la ricerca italiana e quella internazionale.
Per Roberto Casamonti tutto nasce, del resto, prima ancora del mestiere. Nasce dall’abitudine all’arte, dalla vicinanza agli artisti, dalle conversazioni ascoltate da ragazzo. Ricorda le cene con Ottone Rosai, quando aveva dodici anni, gli incontri con Soffici, Campigli, Pomodoro... e molti altri.
Quella stessa familiarità con l’arte passa inevitabilmente da una generazione all’altra. Per Marco Casamonti crescere accanto alla collezione ha significato abitare le opere prima ancora di studiarle. Fontana, Boetti, lo Spazialismo e l’Arte Povera sono entrati nel suo immaginario e, quasi inconsapevolmente, nel suo modo di concepire l’architettura. «Una cosa è studiare l’arte, un’altra è viverci dentro», dice.
Roberto e Marco Casamonti davanti all'opera di Alighiero BoettiPalazzo San Giorgio, in Lungarno Serristori, rende oggi fisico questo intreccio. Nello stesso edificio convivono Collezione Casamonti e lo studio Archea Associati, mentre Marco abita ai piani superiori: una declinazione contemporanea di quella casa-bottega che appartiene profondamente alla storia di Firenze.
Ma il palazzo non nasce per diventare uno scrigno immobile. La sua ambizione è opposta: essere attraversato da linguaggi e tempi diversi, accogliere confronti tra antico e contemporaneo e mettere l’arte in relazione con architettura, cinema, musica e letteratura.
In fondo, il nuovo spazio di Palazzo San Giorgio, in Lungarno Serristori, racconta qualcosa che precede le singole opere. Racconta un modo di intendere il collezionismo non come possesso, ma come esercizio dello sguardo; e l’architettura non come contenitore, ma come parte di quello stesso esercizio. Padre e figlio arrivano a questo punto da strade diverse, ma è proprio qui che quelle strade sembrano ricongiungersi.
Informazioni
Palazzo San Giorgio, Lungarno Serristori 17, Firenze
Aperto dal martedì al sabato, 10.00–13.00 e 14.00–19.00. Chiuso lunedì, domenica e festivi