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Pierfrancesco Favino

Teresa Favi

1 Novembre 2016

Una scuola per attori in Oltrarno

La dirige Piefrancesco Favino

Pierfrancesco Favino, attore e regista di calibro internazionale, non ha
certo bisogno di presentazioni. Da novembre del 2016 è il direttore della Scuola di formazione del mestiere dell’attore, L’Oltrarno, in via de’ Serragli a Firenze, il nuovo fiore all’occhiello del Teatro della Toscana che fa capo alla Pergola dove ha avuto sede la grande
scuola di recitazione di Orazio Costa. Al Teatro della Pergola, Pierfrancesco torna anche dal 20 aprile al 1 maggio, per debuttare insieme a Paolo Sassanelli, altri dodici attori e quattro musicisti con il nuovo spettacolo La Controra, ispirato a Le tre sorelle di Anton Čechov.

Pierfrancesco Favino è uno dei principali attori italiani

Come è nato il progetto della scuola?

Dalla volontà e dal desiderio del direttore generale del Teatro della Toscana
Marco Giorgetti, già anni fa quando la Pergola era solo Fondazione, di
proseguire su quella strada di formazione degli attori che anche per lui
derivava da Orazio Costa. Quando venni per la prima volta a Firenze con Servo
per due, affascinato anche da quel nostro progetto, me ne parlò e mi propose di
esserne il coordinatore.

Una vista dell'Oltrarno dall'Arno - ph DarioGarofalo

Il punto di partenza?

Abbiamo cominciato a ragionare sul progetto di una scuola un po’ diversa che potesse
essere considerata allo stesso livello delle scuole internazionali e potesse
dare un’alternativa di proposta formativa rispetto a quello che c’è già in
Italia.

Qual è la diversità, la filosofia nell’importazione della scuola, a quali tecniche attoriali si fa riferimento?

Sono tecniche più vicine all’impostazione anglosassone che mette al centro
del lavoro la persona, più che la tecnica. Un lavoro di appropriazione di mezzi
che lo studente fa ma che è sempre in relazione alla persona. C’è anche una
grande attenzione all’aspetto fisico e vocale, alla capacità gestire, oltre
all’aspetto interpretativo, anche l’aspetto tecnico e meccanico del nostro
mestiere, con un percorso organico nelle materie che lo compongono. In più
un’attenzione particolare al lavoro di gruppo, all’insieme e non solo alle
individualità, e il fatto che avvenga a Firenze lo considero un piccolo
recupero di una grandissima tradizione che affonda le radici nel Rinascimento.

Sarà un percorso di lunga durata?

Abbiamo scelto un percorso che non metta fretta alla crescita, per questo
si è deciso di lavorare per tre anni con un numero ristretto di allievi che
sono tredici e che vogliamo seguire bene. Sarebbe insensato sfornare venti
attori ogni anno, cosa che in questo momento il mercato non è neanche in grado
di sostenere.

Chi sono gli insegnanti?

Persone che sono riuscito a strappare anche a scuole internazionali. In
questo momento ci sono nove docenti, insegnanti per scelta, che hanno guidato le
cattedre di recitazione e movimento alla Guildhall di Londra, persone che hanno
lavorato in tutto il mondo come insegnanti di voce, e italiani, grandissimi
come Stefano Zenni per la musica, Gabriele Foschi per il canto, Bruno Fornasari
per la recitazione che collabora anche con i filodrammatici.

Che cosa rappresenta per lei questo incarico?

Ho sempre creduto che quello che ancora ci fa un po’ faticare a stare
dietro a realtà che nel frattempo hanno continuato ad evolvere sia sempre stata
la cultura del virtuoso piuttosto che la cultura del sistema.

Cosa può dare Firenze all’arte dell’attore?

Firenze può dare la sua bellezza e la sua sicurezza sotto tutti i punti di vista.

Pierfrancesco, un’ultima cosa, è contento del punto in cui è la sua carriera?

Sì sono davvero molto felice.







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