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Rothko a Firenze, exhibition views, Palazzo Strozzi, Museo di San Marco, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze, 2026. Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio

photo Ela Bialkowska, OKNO Studio

9 Marzo 2026

La grande mostra di Mark Rothko a Palazzo Strozzi

Dal 14 marzo al 26 luglio, una delle più grandi mostre dedicate in Italia al maestro dell’arte moderna americana

Giallo su viola, proprio come un altro artista indimenticabile e altrettanto inquieto. A Palazzo Strozzi, dal 14 marzo al 23 agosto 2026, la Fondazione Palazzo Strozzi presenta una delle mostre più importanti mai dedicate in Italia a Mark Rothko. Curata da Christopher Rothko ed Elena Geuna, Rothko a Firenze è un progetto unico, il più grande mai realizzato in Italia, concepito appositamente per Palazzo Strozzi e pensato per celebrare il legame speciale tra l’artista e la città.

L’architettura dell’edificio e la città di Firenze stessa costituiscono il contesto ideale per esplorare il modo in cui Rothko traduce l’equilibrio classico e la libertà espressiva, utilizzando il colore per creare una nuova percezione dello spazio che va ben oltre la superficie bidimensionale della tela.

La mostra a Palazzo Strozzi si sviluppa in senso cronologico e ripercorre l’intera carriera artistica di Rothko: dagli anni Trenta e Quaranta – con opere figurative in dialogo con Espressionismo e Surrealismo – fino agli anni Cinquanta e Sessanta e alle sue celebri tele astratte, caratterizzate da grandi campi di colore che coinvolgono profondamente lo spettatore grazie a un linguaggio espressivo ricco di poesia e spiritualità. L’esposizione presenta opere provenienti da prestigiose collezioni private e da importanti musei internazionali.

Mark Rothko, No. 3/No. 13, 1949

Come nel caso di Van Gogh – citato sopra per il suo uso del colore – anche questa è la storia di un uomo geniale e colto che ha creato un linguaggio visivo totalmente originale, sebbene apparentemente semplice. Mark Rothko (1903–1970) era un immigrato ebreo che nel 1913, a soli dieci anni, lasciò la sua terra natale in Russia e si trasferì negli Stati Uniti con tutta la famiglia, fuggendo da una nuova ondata di antisemitismo. L’America fu il terreno di formazione di uno degli artisti più noti e riconoscibili del XX secolo, uno dei principali esponenti della cosiddetta “colour field painting”, caratterizzata da campi di colore che si espandono fino a coprire l’intera superficie della tela.

Rothko a Firenze, Palazzo Strozzi (photo Ela Bialkowska, OKNO Studio)

Sono passati cinquant’anni dalla morte dell’artista, avvenuta per suicidio nel suo studio di New York, ma i suoi dipinti continuano ancora oggi a emozionare e a suscitare riflessioni nel pubblico contemporaneo. Ed era proprio questo l’intento di Rothko: «Sono interessato soltanto a esprimere le emozioni umane fondamentali». Attraverso il colore, infatti, l’artista cercava di creare «un’esperienza completa tra pittura e spettatore», in una dimensione interiore e spirituale. Le sue opere ormai iconiche si presentano come blocchi di colori vibranti – rosso, giallo, nero o verde – in cui la figura umana è completamente assente, sostituita da campi tonali che rappresentano un’espressione intima della condizione umana.

La pittura, e la sua osservazione, diventano così una forma di preghiera. In un’intervista Rothko affermò:
"Il fatto che molte persone siano profondamente turbate e piangano quando si trovano davanti ai miei dipinti dimostra che riesco a esprimere emozioni umane fondamentali. Le persone che piangono davanti ai miei quadri vivono la stessa esperienza religiosa che provo io quando li dipingo".

Per lui tragedia ed estasi sono condizioni essenziali della vita, espressioni del dramma universale dell’esistenza umana che egli stesso sperimentò fin da bambino.

Rothko a Firenze, Museo di San Marco (photo Ela Bialkowska, OKNO Studio)

Il primo incontro dell’artista con Firenze avvenne nel 1950, durante un viaggio in Italia con la moglie Mell. Rothko rimase particolarmente affascinato dai dipinti di Fra Angelico nel Museo di San Marco e dall’architettura del Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana. Questo spazio unico – che l’artista avrebbe rivisitato nel 1966 – divenne fonte di ispirazione per la serie dei Seagram Murals, realizzata alla fine degli anni Cinquanta.

Nel frattempo, le sue opere dai colori più sottili e sfumati suggeriscono l’influenza dell’arte italiana del Quattrocento, in particolare quella di Fra Angelico. Entrambi gli artisti condividono infatti il desiderio di evocare un senso di trascendenza, una dimensione allo stesso tempo lontana e profondamente familiare.

Partendo da questa esperienza, la mostra si espande da Palazzo Strozzi all’intera città di Firenze, includendo due luoghi particolarmente importanti per l’artista americano in due esposizioni satelliti: il Museo di San Marco, dove le opere di Rothko dialogano con gli affreschi di Fra Angelico, e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana, progettato da Michelangelo.

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