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coronavirus firenze italia fasedue careggi

Teresa Favi

18 Maggio 2020

Il Direttore di Terapia Intensiva di Careggi ci racconta come affronteremo il virus nei prossimi mesi

Ne parliamo con Adriano Peris, Direttore del reparto di Terapia Intensiva di Careggi e coordinatore delle cure intensive dell'area Centro Toscana

Adriano Peris è il direttore del reparto di terapia intensiva del Trauma Center dell'ospedale di Careggi. Dal 23 marzo è anche uno dei tre coordinatori delle cure intensive in Toscana. Sotto la sua responsabilità stanno lavorando le terapie intensive della cosiddetta Vasta Area Centro, vale a dire di tutti gli ospedali di Firenze e provincia, San Miniato, Pistoia e Prato. A Firenze, Peris è stato sicuramente uno dei medici più coinvolti nell’emergenza sanitaria che ha sconvolto il mondo e dalla quale stiamo riemergendo in questi giorni con l’avvio effettivo della Fase Due.

Adriano Peris, Direttore del reparto di Terapia Intensiva di Careggi e coordinatore delle cure intensive del area Centro Toscana

Siamo riusciti a incontrarlo per parlare con lui soprattutto di futuro: cosa c’è da aspettarsi nei prossimi mesi, come Firenze e tutta l’area Toscana Centro affrontano il Covid-19, le regole da seguire nella vita di tutti i giorni che da oggi torna a essere più ‘normale’.

Come sta evolvendo la situazione, cosa vi aspettate per i prossimi mesi e come vi state organizzando?

Non credo che il virus abbia perso forza, ma abbiamo imparato a intervenire con una modalità integrata che ad oggi è la più efficace per sconfiggere il Covid-19. Come Area Vasta ci stiamo organizzando sempre di più per parlare una sola lingua, per decidere insieme i passi da fare e le progettualità da attuare. Sono reduce da una conference call con i direttori di tutti gli ospedali dell’Area Centro: raccogliamo dati per sviluppare modelli di lavoro da applicare in futuro per avere una risposta omogenea nelle terapie intensive di tutta la Toscana. I nostri ospedali sono ormai attrezzati con terapie intensive Covid e terapie intensive Non-Covid. Nelle ultime settimane della pandemia il rapporto tra posti letto Covid e Non-Covid è stato di 7 a 3. Ora si sta invertendo: un segnale positivo certo, ma siamo pronti a tornare all’assetto d’emergenza in tempo reale, in qualsiasi momento.

Coronavirus. L'Italia riapre

Qual è stato il punto di eccellenza di Careggi nell’emergenza sanitaria legata al Coronavirus?

La cosa più importante è stato il ruolo di riferimento che abbiamo avuto nel collegamento e nel coordinamento delle terapie intensive della Toscana ma anche fuori regione. In questo periodo serviva non solo una struttura che funzionasse al meglio delle proprie potenzialità, ma una rete di riferimento. I risultati ottenuti sono stati la prova che questa rete ha funzionato, sta funzionando e funzionerà in caso di un’eventuale necessità in futuro.

Quanti medici, infermieri, operatori socio-sanitari e fisioterapisti del suo team hanno contratto il virus? Ci sono stati decessi?

Nessun positivizzato nel nostro reparto. Vorrei poter comunicare questo risultato con soddisfazione, ma la soddisfazione in questa dolorosa situazione che ha causato tanti morti anche tra i nostri colleghi, non è lo stato d’animo giusto. Però siamo tranquillizzati da questo risultato, questo sì. Abbiamo messo in atto norme e protocolli rigidissimi fin dall’inizio. Eravamo come militarizzati. Difficile dire se sia stato questo o questo insieme ad altri aspetti organizzativi e comportamentali, ma il risultato è stato questo.

Ospedale Universitario di Careggi

Chi ha il sospetto di aver contratto il Coronavirus e pensa di rivolgersi a Careggi, che cosa deve fare da oggi in poi?

Se si ha il sospetto - e per sospetto intendo l’essere stati in contatto con persone a rischio o se si hanno sintomi assimilabili a quelli dell’influenza - non ci si deve presentare al pronto soccorso, ma occorre mettersi in contatto con il medico di famiglia e da lì, se necessario, i pazienti sospetti di aver contratto il virus vengono indirizzati in un percorso speciale che non prevede il passaggio dal pronto soccorso. Chiunque invece presenti sintomi gravi - come difficoltà respiratoria, perdita di coscienza per fare degli esempi - dovrà andare al pronto soccorso.

Per evitare la possibilità di contagio, ricordiamolo, quali sono le sue raccomandazioni per la vita di tutti i giorni?

Ricordo il dovere epidemiologico generale dell’igiene, sempre raccomandato, adesso ancora di più: a partire dal lavaggio delle mani con acqua e sapone, se non c’è il liquido disinfettante, rimuovendo quelle particelle e impurità che possono veicolare il virus. Non toccarsi gli occhi, né il naso. Nei luoghi pubblici indossare mascherina e guanti, tenendo presente che i guanti proteggono soprattutto chi li indossa ma non con certezza gli altri. Anzi, a questo proposito, l’altra mia raccomandazione è che da ora in avanti dovremmo entrare nell’ottica di proteggere gli altri oltre che noi stessi e far diventare questo un pensiero costante, un dovere civile.

Una nuova fase di apertura e convivenza aspetta tutti i cittadini italiani

L’aria condizionata può essere veicolo di contagio?

No, non per il Covid-19. Lo è per altri batteri come la Legionella o per alcuni funghi, ma non per il Coronavirus. L’aria condizionata quando aspira aria dall’esterno è molto improbabile che nei suoi condotti si possa concentrare una quantità significativa di Coronavirus tali da causare il contagio in chi la respira. Negli impianti che riciclano aria non è noto; sicuramente meglio sostare, lavorare o riposarsi in presenza di circuiti di aria condizionata in ottime condizioni.

Chi andrà al mare o in montagna a cosa dovrà dedicare scrupolosa attenzione?

Dovrà stare attento alle stesse cose di quando è casa o sul posto di lavoro. Ritengo invece importante sviluppare nel nostro stile di vita un nuovo atteggiamento di controllo sui luoghi che frequenteremo, e da ora in avanti trasformarlo in abitudine. Intendo dire che tutti dovremmo capire se un esercizio pubblico rispetta in modo adeguato le nuove regole sanitarie, a partire dal verificare la disponibilità di liquido disinfettante all’ingresso, o la fornitura dei guanti usa e getta in un esercizio dove c’è scambio di merci. Questi dettagli saranno il nuovo biglietto da visita di tutte le attività pubbliche e di ogni esercizio commerciale nei prossimi mesi. 

Ci sono molti pareri sui tempi di arrivo del vaccino, lei cosa ne pensa?

Sto seguendo da vicino il lavoro di un laboratorio di Oxford, in questo momento sono arrivati alla fase 3, ciò significa che da qui a pochissimo ci saranno 500 volontari sui quali verrà testato. Mi faccia dire che sul vaccino si stanno facendo molte azioni di disturbo e che sta circolando anche molta disinformazione, per esempio si sente dire sempre più spesso che il virus va incontro a mutazioni e che quindi il vaccino non potrà essere efficace.  Ricordo allora che tutti i virus subiscono mutazioni, e che ogni vaccino è sempre il più adeguato ad un virus noto e ben tipizzato che di volta in volta si vuole inibire, e che quando verrà trovato, messo in commercio e somministrato, sarà un’arma in più, un’arma collettiva ma non individuale. 


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