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Museo Stibbert, Firenze
16 Dicembre 2019

Il Museo Stibbert di Firenze

Uno dei più interessanti esempi di eclettismo nell'arte di tutti i tempi

Nell’Ottocento molti viaggiatori arrivarono a Firenze, affascinati dall’idea di una città ancora immersa nello spirito dei secoli passati. Fra questi vi approdò Frederick Stibbert (1838-1906), inglese di madre toscana e nato a Firenze. Restaurò Villa Montughi, sulla collina a nord della città, ambientandovi in contesti di fantasia pezzi antichi di gran qualità ad altri “in stile” e creando uno dei più interessanti esempi di eclettismo. 

Stibbert, arricchitosi con il business ferroviario in Inghilterra, si era stabilito a Firenze e alla sua morte donò la villa, il parco e le collezioni alla città. La villa stessa è un importante esempio del fantasioso stile ottocentesco: vi lavorarono l’architetto Giuseppe Poggi, i pittori Gaetano Bianchi e Annibale Gatti, lo scultore Augusto Passaglia. La collezione è immensa: più di 50 mila pezzi, il più importante esempio di museografia ottocentesca in città, con i più svariati oggetti d’arte (dai dipinti alle armature, dalle porcellane agli arredi antichi, dai ventagli ai bottoni) in un tripudio di sale neo-gotiche, neo-rinascimentali.

Interno del Museo Stibbert, Firenze

La sezione più impressionante è sicuramente quella delle armature, unica per ricchezza, internazionalità e scenografia. Nelle sale sfilano come in corteo cavalieri italiani e tedeschi con il corredo di armamenti, risalenti per lo più al Cinque e Seicento. I cavalieri turchi ottomani risalgono al XVI secolo, mentre i pezzi della collezione indiana al XVI e XVII secolo.

Non manca una collezione giapponese, la più grande al mondo fuori dal Giappone, con katana e armature appartenute agli ultimi samurai. Fra le opere di pittura, dipinti di Sandro Botticelli, Carlo Crivelli, Domenico Beccafumi, Luca Giordano, Alessandro Allori, Pieter Brueghel il Giovane, Neri di Bicci e Pietro Lorenzetti. Fra le altre collezioni eccelle il mobilio antico, con cassoni risalenti al Quattrocento, vetrine e tavoli del Settecento. Fastose sono le tappezzerie in cuoio.

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