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Dante Alighieri in Piazza Santa Croce
13 Settembre 2021

I 10 luoghi di Dante da non perdere a Firenze

Un itinerario sulle tracce del Sommo Poeta

Il nostro percorso virtuale parte dalla Stazione di Santa Maria Novella da dove ci dirigiamo verso Via Cerretani - cosparsa di torri, addossate le une alle altre. Qualche centinaio di metri sulla nostra destra facciamo una sosta alla Chiesa di Santa Maria Maggiore: sull’esterno vi è una lapide che ricorda l’incontro ultraterreno di Dante con il suo maestro, nonché notabile e letterato fiorentino, Brunetto Latini sotto una pioggia di fuoco (nel canto XV dell’Inferno, tra i sodomiti). All’interno della chiesa, di nostro interesse è l’iscrizione, individuata nel 1751, su una colonna della cappella di sinistra che segnala la tomba di Brunetto Latini.

Chiesa Santa Maria Maggiore

Arrivati in Piazza San Giovanni, ci imbattiamo nel Battistero, chiamato da Dante il “bel San Giovanni”: al suolo due lapidi dantesche. Una ricorda il monumento consacrato nel 1059 dove Dante stesso fu battezzato, mentre l’altra, l’amore e il rimpianto di Dante per Firenze ed il suo sogno di tornare dall’esilio. Antiche testimonianze provano che il Battistero, come altri edifici fiorentini, aveva un percorso aereo che lo collegava alla canonica ed al palazzo vescovile, per motivi di comodità ma soprattutto di sicurezza.

Battistero San Giovanni Firenze

Tornati sulla piazza, ci dirigiamo verso Via de’ Calzaiuoli, meta molto frequentata per la presenza di negozi e grandi magazzini ma anche ricca di storia. Intanto la prima parte della via, un tempo chiamata Corso degli Adimari presenta le due Torri degli Adimari, (al numero 13 ed al numero 91R), una tra le più potenti famiglie fiorentine di parte guelfa, presente in Firenze fin dall’XI secolo.

Torri degli Adimari

Apparteneva a loro la Torre del “Guardamorto” che si affacciava sulla attuale piazza di San Giovanni ed era così chiamata perché la sua vista dava sull’antico cimitero una volta esistente nella piazza e che fu distrutta nel 1248 dai ghibellini e al suo posto fu costruita nel 1352-58 la Loggia del Bigallo. Sulla sinistra di via Calzaiuoli, sull’angolo con via delle Oche, una targa ricorda la Loggia degli Adimari, detta “La neghittosa”. E sempre in via delle Oche, al numero 15, si trova la lapide in cui Dante rimproverava alla famiglia Adimari la vigliaccheria. Dante infatti non mostrò mai particolare simpatia verso questa famiglia, considerato che un esponente della stessa era Filippo Argenti, menzionato nella lapide in via del Corso 18, e dipinto come ricco, potente, irascibile e poco virtuoso, il cui nome gli derivava dalla superba e ostentata abitudine di far ferrare i cavalli con quel materiale.

Al numero civico 11r di via De’ Calzaiuoli, tra Orsammichele Piazza della Signoria, c’è un bel palazzo che un tempo apparteneva alla famiglia Cavalcanti, come si ricava anche dallo stemma incastonato su uno spigolo della costruzione. Una lapide ci ricorda l’amico e sodale di Dante Guido Cavalcanti.

Palazzo Vecchio

Siamo così giunti in Piazza della Signoria, dalla singolare forma ad L dove oltre al celeberrimo Palazzo Vecchio sorge, verso Via dei Gondi, il trecentesco Palazzo del Tribunale della Merca(ta)nzia dove un tempo si dirimevano le questioni e le controversie commerciali di tutte le corporazioni fiorentine. Sulla sua facciata si possono ancora intravedere gli stemmi in arenaria del Comune di Firenze e delle Arti maggiori e minori.

Entriamo in via dei Cerchi dove all’angolo con via de’ Cimatori sorge la Torre dei Galigai. Sempre in questa via all’angolo con il Canto alla Quarconia sorge la Torre dei Cerchi. La famiglia guelfa dei Cerchi, inurbata nel 1200 divenne ben presto ricca con i commerci e un loro componente, Vieri, portò la famiglia in rovina combattendo come comandante dei feditori prima a Campaldino nel 1289 (nelle cui fila si trovava anche il giovane Dante) e poi nella guerra civile contro Corso Donati. Lungo questa via sulla nostra sinistra una particolare incisione nel muro ci mostra l’unità di misura che veniva impiegata a quei tempi: il braccio fiorentino equivalente a circa 58,30 cm.

Torre Donati

Tra via de’ Tavolini e via dei Cerchi uno stemma ed una lapide ricordano invece la famiglia dei Galigai, creati cavalieri forse da Carlo Magno, ma in principio di umile origine: il nome della famiglia indica infatti i conciatori di pelle. Sempre su questo incrocio, su una delle torri di famiglia detta “Boccadiforno” un’altra lapide dantesca (Paradiso, XVI) ci ricorda la famiglia dei Della Bella.

Via dei cerchi

Da via Dei Cerchi siamo così arrivati sul Corso, situato sempre nel sestiere di San Piero, a ridosso della omonima porta. Questa via nella seconda metà del Duecento era uno dei centri più vivi della città ed è costellata di lapidi dantesche e di torri. In questa via vivevano famiglie importanti come quella dei Donati e quella dei Portinari, da cui nacque la Beatrice amata dal nostro poeta. Come accennato, qui avevano però le loro proprietà, vicino all’angolo con via del Proconsolo anche gli acerrimi nemici dei Donati, i Cerchi. Al 48r la torre dei Ghiberti, ed al 46 una delle sei torri (risalente al XII-XIII secolo) che i Donati possedevano lungo questa via.

Se proseguiamo per pochi passi in via di Santa Elisabetta si apre alla nostra sinistra una piccola piazza dove svetta la torre circolare della Pagliazza. La torre, indicata come l’edificio più antico di Firenze e che ha conservato il suo aspetto originale, si appoggia su di un muro circolare che cingeva verosimilmente una vasca o un vano di una struttura termale della Florentia romana. Nel 1268 venne adibita a carcere e nel 1285 viene specificata la destinazione femminile. Il nome deriverebbe proprio da questo particolare: dentro le celle le donne non dormivano sul pavimento come i carcerati maschi, ma su una specie di pagliericcio.

Santa Margherita dei Cerchi

Torniamo così sul Corso al 31-33r troviamo l’altra torre dei Donati, con le pietre a vista e le buche pontaie e su cui sorge anche una lapide che ricorda la fine di Corso Donati, prima cacciato da Firenze da una sommossa popolare, quindi raggiunto ed ucciso e poi trascinato per le vie della città. Nelle vicinanze ci sono altre torri di questa potente famiglia (Borgo degli Albizi, al numero 11, sopra Palazzo Tassinari e in via Palmieri 35,). Sono tuttavia presenti anche le torri dei Cerchi, la famiglia rivale, come testimoniato dalla lapide su via del Corso al 4r, all’angolo con via del Proconsolo (Paradiso, XVI).

Sempre su via del Corso, al numero civico 6, sopra il palazzo dei Portinari, accanto a via dello Studio la lapide ricorda Beatrice. Di famiglia fiesolana, la famiglia Portinari ebbe importanti esponenti tra cui Folco di Ricovero, ghibellino, esiliato e perseguitato che nel 1285 fondò l’Ospedale di San Matteo poi divenuto Santa Maria Nuova, e soprattutto padre di Beatrice che abitò in questa casa.

Via del Corso

Quasi di fronte a questa lapide, un’altra targa ricorda Bellincione di Berto (Paradiso, XV) esempio di antico cavaliere che visse a Firenze con costumi semplici ed essenziali. Bellincione di Berto era della famiglia Ravignani, tra le più antiche della città, e fu artefice delle trattative di pace tra Firenze e Siena nel 1176.

Da via del Corso, prendiamo a destra per via Santa Margherita, dove al numero 1 sorge il Museo Casa di Dante, che val bene una visita: si tratta dell’edificio che sorge là dove, metro più metro meno, sorgeva la casa degli Alighieri e che è stata ricostruita agli inizi del secolo scorso, là dove alla fine dell’800 i lavori di restauro dei fabbricati all’angolo con via Dante Aligheri portarono alla luce i resti una torre che fu chiamata proprio degli Alighieri, ma che verosimilmente apparteneva alla famiglia Giuochi, ma che mantenne poi il nome di Alighieri quando fu annessa alla casa di Dante.

Casa di Dante

Dopo una visita al museo proseguiamo per via Dante Alighieri, dopo aver osservato Piazza San Martino: qui sorge infatti la Torre della Castagna; con il suo bellissimo aspetto, pare esistesse già nel 1038 perché venne donata in quella data dall'Imperatore Corrado II, ai monaci dell'attigua Badia Fiorentina, a difesa del monastero stesso. Questa torre diventò la più famosa della città nel 1282, quando i monaci la concessero ai Priori della Repubblica che vi si riunivano prima della costruzione del palazzo dei Signori (il Bargello). Il nome deriverebbe dalle castagne che essi usavano mettere in particolari sacchetti durante le votazioni. È una curiosa coincidenza il fatto che a Firenze si usassero castagne per le votazioni. Il termine ballottaggio (in fiorentino le castagne sono chiamate ballotte) sembra abbia avuto origine proprio da qui. La torre, grazie alla sua origine "al di sopra delle parti" venne risparmiata dalla scapitozzatura nella seconda metà del XIII secolo. Di fronte alla torre, sopra al civico 2 di via Dante Alighieri, la lapide dove la tradizione vuole che il poeta sia nato e vissuto.

Bargello e Badia Fiorentina

Alla nostra sinistra, dove termina Via de’ Magazzini vediamo una piccola chiesa: è la chiesa di San Martino al Vescovo, fondata probabilmente nel X secolo, patronata dalle importanti famiglie della zona come i Donati e Alighieri, è tradizionalmente il luogo indicato per il matrimonio di Gemma Donati con Dante Alighieri e dove nel Xv ospitò la Compagnia dei Buonomini di San Martino che aveva lo scopo di soccorrere "i poveri verghognosi", ovvero le famiglie benestanti cadute in disgrazia per via delle lotte politiche, di rovesciamenti economici e altro, i quali, per pudore, non chiedevano elemosine pubblicamente.

Percorrendo via Dante Alighieri verso via del Proconsolo al numero civico 1, la lapide dantesca ricorda le campane della Chiesa della Badia situata a poche centinaia di metri più avanti. Dante amò e descrisse più volte la Badia che era già vecchia e fiorente ai suoi tempi ed aveva un orientamento diverso dall’attuale, con l’abside che era al posto della attuale facciata. Questa chiesa era una delle più importanti di Firenze, fondata sul finire del X secolo da Willa, madre del Marchese Ugo di Toscana e una delle artefici della preminenza di Firenze in ambito toscano. A quei tempi la Badia era il centro della vita pubblica e compare già in antichissimi manoscritti conservati all’Archivio di Stato, ma il nostro Poeta non vide mai l’attuale campanile, che fu costruito nel 1330 sui resti di quello originale abbattuto dopo la ribellione dei monaci contro le tasse.

A pochi passi da noi, su via del Proconsolo, al numero 17r la lapide con i versi del XVI canto del Paradiso ricorda Ugo di Toscana, che come la summenzionata madre Willa, fu personaggio di capitale importanza per la nostra città le cui spoglie riposano nella chiesa della Badia.

Il nostro percorso termina in Santa Croce. Davanti alla chiesa, sulla sinistra si trova il Monumento a Dante Alighieri (foto apertura) in marmo, eretto in occasione delle trionfali celebrazioni per il cinquecentenario dantesco 1865. All’interno della Chiesa nella speranza che le reliquie fossero restituite alla città fu eretto nel 1829, in stile Neoclassico, un grande monumento sepolcrale raffigurante il poeta seduto e pensoso, mentre la Poesia piange, china sul sarcofago.

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