Di-vino sapor di Maremma

Di-vino sapor di Maremma
Reportage
17Giugno2007
Gianni Mercatali

Da territorio ostile e maledetto, a novello paradiso della cultura vitivinicola

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Ricorditi di me che son la Pia. Siena mi fe’ disfecemi Maremma. Così poetava l’Alighieri nel V canto del Purgatorio. D’altra parte la Maremma fino ai primi decenni dello scorso secolo era terra ostile e malsana, soprattutto lungo la costa. Anche Emanuele Repetti annotò nei suoi scritti ai primi dell’800 che “... questa ‘marittima toscana’ si affaccia sul Mar Tirreno discendendo dai monti dell’intorno e attraversa la vasta pianura intermedia coperta da boscaglie, da paludi, epidemie, povertà e da sporadica ricchezza. Una terra di sughere, di querce, di olmi, di farnie, di frassini e di viti sparse disordinatamente”.
Questo era il paesaggio antico di una delle più belle zone della Toscana. Fu poi il ventennio fascista a completare la bonifica iniziata dai Lorena e a renderla fertile e vivibile. Oggi, oltre al turismo, è il vino a rendere questa parte di Toscana, la provincia di Grosseto, celebre in tutto il mondo. È dal nettare degli dei che si possono scoprire altri valori come il patrimonio naturale, la cultura, la storia e altre economie emergenti. I vigneti, insieme alle altre colture, conferiscono un aspetto ridente, solare, invitante.
La luminosità, il sole, il tipo di terreno, le correnti marine o di montagna contribuiscono a portare al consumatore appassionato un’ampia gamma di vini maremmani che vanno dall’Ansonica al Vermentino, dalla Malvasia al Ciliegiolo, al più famoso Morellino di Scansano. Un vino, quest’ultimo, che nasce in un ambiente che assomma in sé i vantaggi della collina con i profumi che vengono dal mare. Ed è a Scansano che hanno rivolto attenzione importanti vignaioli come i marchesi Mazzei con la Tenuta Belguardo, Stefano Cinelli Colombini, Jacopo Biondi Santi con il Castello di Montepò, la famiglia Cecchi con Val delle Rose.
Ma è tutta la Maremma ad avere interessato viticoltori e non solo ad investire in questo lembo di Toscana, denominato anche il Medoc italiano, soprattutto impiantando vitigni internazionali come il Cabernet Sauvignon, il Merlot, il Syrah, il Petit Verdot dando origine, spesso in un blended in cui non manca il Sangiovese, a straordinari vini e a quella che Giacomo Tachis ha definito “enologia di lusso”.
Fra i primi a credere in questo territorio lo scienziato e ricercatore italo-americano Roberto Crea che, dopo un’esperienza nella Napa Valley, ha creato un’azienda vicino a Capalbio che ha denominato Caliscana, dalla fusione dei nomi California e Toscana. Qui, su 20 ettari di vigneto, di cui una parte sperimentale, ha voluto riscoprire e valorizzare un autoctono come l’Ansonica oltre ai vitigni internazionali. E poi Ezio Rivella, il wine marker di fama internazionale, dove nella sua tenuta Fertuna ha magistralmente assemblato, anche lui, nel suo Messiio autoctoni e internazionali.  

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