L’angelo dalla voce nera

L’angelo dalla voce nera
Interviews
17Giugno2008
Francesca Lombardi

Irene Grandi. Parla della sua città e del tour estivo

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L’Irene ce l’ha fatta!”. In tanti lo avranno pensato nel quartiere popolare fiorentino di San Frediano, in cui la cantante è nata e cresciuta. “L’Irene”, come la chiamano qui per quel vezzo tutto toscano di rendere ancora più familiare un nome proprio anteponendo l’articolo, è Irene Grandi, riccioli da angelo e voce nera. Regina alla corte di molti re della musica, ha duettato con tutti i fuoriclasse italiani, da Pino Daniele a Vasco Rossi, da Jovanotti a Bollani.
Sempre alla pari, professionista fra i professionisti, ripagando la fiducia concessa dai tanti big che hanno scritto per lei, con grinta e passione. Non deve essere stato sempre facile: all’inizio era una ragazza carina e esuberante. Sul palco una bomba. Non era difficile trovare serate e suonare nei circuiti fiorentini. Ma Irene voleva di più e, forte di una gran voce, ha sperimentato incalzanti ritmi soul e sonorità rock, cambiato look come un camaleonte per non diventare una delle tante belle promesse.E ce l’ha fatta davvero, Irene. E’ palpabile quando, sinuosa e elegante, ti ricorda Mina mentre intona la prima strofa di Come Tu mi Vuoi nel video remake del famoso brano degli anni ’60.Tutto, scenografia, luci, look, è perfettamente uguale all’originale. Solo lei è diversa dalla grande Mina, simile alla intramontabile icona solo nella capacità di rendere graffiante un testo che altrimenti suonerebbe dolciastro: sono come tu mi vuoi…come dire non hai scelta, sono tua.
E questo è il suo stile.
Partiamo dagli inizi della tua carriera, quando cantavi nei locali fiorentini con il tuo gruppo.Cosa ricordi di quel periodo?
La città era più in fermento di adesso?

Mmh …in realtà è passato un po’ di tempo. Vediamo, è stata una gavetta necessaria. No di più: è stato un momento personale molto bello, pieno di energia. Suonavo al Be Bop tutti i venerdì o tutti i martedì sera. Poi c’era il Tenax, la Flog qualche volta, le competizioni rock come Rock Contest o Chianciano Rock. Si suonava sempre e ovunque, per passione. Per me quel periodo ha rappresentato la miglior palestra e quando sono arrivata sul palco di Sanremo la prima volta non avevo nessun imbarazzo, grazie proprio ai cinque anni fiorentini di esibizioni live. Poi ci sono stati tanti compagni di viaggio che hanno reso questo percorso migliore, i fiorentini che hanno fatto qualcosa nella musica e che hanno cominciato con me. Simona Bencini dei Dirotta Su Cuba, Saverio Lanza che adesso suona con Biagio Antoniacci e allora si esibiva al Be Bop come me. Amici, complici in una avventura che poi ci ha portato lontano da Firenze. Ma ogni volta ritrovarsi anche negli appuntamenti a livello nazionale, è stato come ritrovare le radici.
La città di oggi è come era allora: c’erano tre, quattro locali ma se volevi le occasioni bastava andarle un po’ a cercare. A Firenze, se gratti un po’ sotto la patina, c’è fermento..sempre!
Dopo Sanremo iniziano le collaborazioni con i grandi nomi italiani.
Già allora passi dal pop al rock con una capacità straordinaria, che investe non solo la voce ma tutta te. Viene da chiedersi come ci riesci…

Istintivamente sono una cantante, mi piace interpretare i pezzi che scrivono per me. E cambio look, atteggiamento. Anche il mio modo di stare sul palco cambia quando cambio genere. Sono un interprete per natura e questo mi ha spinto a fare continuamente ricerca su nuove sonorità, anche quando i successi ottenuti suggerivano di percorrere strade già battute. Io ascolto di tutto: soul rock, musica brasiliana. E canto di tutto. E’ natura,il mio modo di vivere la musica. Accanto, un inesauribile desiderio di evolversi.
Poi arriva anche il cinema con la regia di un altro toscano eccellente, Giovanni Veronesi. E’ il segno di un legame forte con la tua terra d’origine? A proposito abiti ancora in Toscana, vicino a Firenze?
In quel momento, nel’95 il film con Giovanni rappresentava un’opportunità per farmi conoscere a livello nazionale. Nel film facevo l’angelo custode, oltre a interpretare alcuni pezzi della colonna sonora. Il più noto è il singolo Stai con me. A distanza di anni comunque mi ricordo soprattutto quanto mi sono divertita durante le riprese a Rio de Janeiro, con la troupe. E poi stare in mezzo ai fiorentini mi fa sempre bene: ho cominciato a viaggiare molto presto, sempre con la valigia in mano. E, un po’ come fanno gli emigranti, ho cercato angoli di Toscana ovunque. Adesso è passata: sarà anche perché ho casa e radici all’Impruneta con mio marito Alessandro.
Le ultime tue interpretazioni sono raffinate e di nicchia, con sonorità quasi d’antan. Come hai scelto questi pezzi?
Io ho sempre privilegiato la musica italiana, anche se ho dato spesso alle mie interpretazioni un taglio più internazionale utilizzando sonorità caraibiche o prese in prestito alla musica nera. Ultimamente si avverte forte la tendenza a riscoprire la musica del passato, in Italia come all’estero. Ho seguito volentieri questo mood, scegliendo sempre pezzi che si addicono alla mia voce e alla mia interpretazione,.
Sta per partire il tuo tour. Mi dai qualche anticipazione? (prima data il 7 giugno a Marina di Ravenna, tutte le informazioni sul sito ndr)
E’ un un doppio tour. L’esperienza di questo inverno nei teatri mi ha conquistato: il contatto con la gente, l’emozione di una musica resa più vibrante dalle sonorità degli archi. In alcune città ripropongo questa formula con una scaletta e arrangiamenti ad hoc. Sarò sul palco con chitarra, basso, batteria, tastiere e un quartetto classico di archi. Per chi ama la mia classica tournée estiva, ci sarà una seconda versione del tour un po’ più up: tutto il pubblico in piedi e una chitarra acustica al posto del quartetto classico. Anche i manifesti saranno diversificati.
L’altra faccia di Irene è l’impegno umanitario. Ti va di parlarne?
E’ un aspetto a cui tengo molto: da diversi anni partecipo a iniziative benefiche. Quest'anno, con il supporto di Extraclub, raccoglieremo fondi per la fondazione Marta Cappelli, che sostiene i genitori dei pazienti del Meyer. Il prossimo appuntamento sarà il 27 giugno a Castel di Poggio: sarò madrina di una serata organizzata da Extraclub. Durante l’evento sarà battututi all’asta pezzi degli artisti Giuliano Ghelli e Gerardo Zei, il cui ricavato sarà devoluto interamente alla fondazione.
Torniamo a Firenze. Il luogo dell’anima in città?
San Frediano. Perché è rimasto quartiere, con gli artigiani, le trattorie. E’ uno dei pochi luoghi di Firenze che ha conservato un’ anima ancora un po’ rustica, vera. E poi ho passato tante serate in Piazza S. Spirito, tra il Cabiria e il Pop Café, i locali storici: i miei ricordi sono legati aquel pezzo della città
E se, adesso che sei famosa in Italia e all’estero, dovessi scegliere un luogo per il “concerto” nella tua città dove lo vorresti fare?
Facile, all’Anfiteatro delle Cascine! E’ un posto magico, pieno di energia. Anzi approfitto per fare un appello: mi mortifica vederlo così, buio, abbandonato. Non è un posto facile, sicuramente, ma averlo chiuso non è la soluzione migliore. Il mio concerto lo vorrei li, primo di molti altri. 

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